RECENSIONE - "Tre gocce d'acqua" di Valentina D'Urbano

Titolo:  Tre gocce d'acqua
Autore: Valentina D'Urbano
Editore: Mondadori
Genere: narrativa contemporanea
Prezzo ebook: € 9,99
Prezzo cartaceo: € 18,05
Data di uscita: 1 giugno 2021
Pagine: 409
Serie: auto conclusivo

Celeste e Nadir non sono fratelli, non sono nemmeno parenti, non hanno una goccia di sangue in comune, eppure sono i due punti estremi di un'equazione che li lega indissolubilmente. A tenerli uniti è Pietro, fratello dell'una da parte di padre e dell'altro da parte di madre. Pietro, più grande di loro di quasi dieci anni, si divide tra le due famiglie ed entrambi i fratellini stravedono per lui. Celeste è con lui quando cade per la prima volta e, con un innocuo saltello dallo scivolo, si frattura un piede. Pochi mesi dopo è la volta di due dita, e poi di un polso. A otto anni scopre così di avere una rara malattia genetica che rende le sue ossa fragili come vetro: un piccolo urto, uno spigolo, persino un abbraccio troppo stretto sono sufficienti a spezzarla. Ma a sconvolgere la sua infanzia sta per arrivare una seconda calamità: l'incontro con Nadir, il fratello di suo fratello, che finora per lei è stato solo un nome, uno sconosciuto. Nadir è brutto, ruvido, indomabile, ha durezze che sembrano fatte apposta per ferirla. Tra i due bambini si scatena una gelosia feroce, una gara selvaggia per conquistare l'amore del fratello, che preso com'è dai suoi studi e dalla politica riserva loro un affetto distratto. Celeste capisce subito che Nadir è una minaccia, ma non può immaginare che quell'ostilità, crescendo, si trasformerà in una strana forma di attrazione e dipendenza reciproca, un legame vischioso e inconfessabile che dominerà le loro vite per i venticinque anni successivi. E quando Pietro, il loro primo amore, l'asse attorno a cui le loro vite continuano a ruotare, parte per uno dei suoi viaggi in Siria e scompare, la precaria architettura del loro rapporto rischia di crollare una volta per tutte. Al suo settimo romanzo, Valentina D'Urbano si conferma un talento purissimo e plastico, capace di calare i suoi personaggi in un'attualità complessa e contraddittoria, di indagare la fragilità e la resilienza dei corpi e l'invincibilità di certi legami, talmente speciali e clandestini da sfuggire a ogni definizione. Come quello tra Celeste e Nadir, che per la lingua italiana non sono niente, eppure in questa storia sono tutto.
Valentina D’Urbano è nata nel 1985 a Roma, dove vive e lavora. Ha esordito nel 2012 con Il rumore dei tuoi passi, seguito da Acquanera (2013), Quella vita che ci manca (2014), Alfredo (2015), Non aspettare la notte (2016) e Isola di Neve (2018), tutti pubblicati da Longanesi. I suoi romanzi sono stati tradotti in diversi paesi e hanno vinto numerosi premi letterari tra i quali il premio Rapallo Carige, il premio Stresa e il Prix Cezam in Francia.

Buongiorno a tutti, oggi vi parlo di tre gocce d'acqua, di Valentina D'Urbano, edito dalla Mondadori che ringrazio per avermi dato il file ARC per la lettura.
Una sinossi molto intricata con una malattia rara, una grande famiglia allargata e sentimenti talmente grandi da non riuscire a trovare una connotazione.
Ormai sapete che adoro le storie complesse e ricche di variabili che possono modificare le vite dei personaggi. Inevitabile che decidessi di leggerlo visto che ho avuto già modo di apprezzare la scrittura dell'autrice in altri suoi libri.

"Le parole creano recinti, corde, un cappio che non stringe ma resta lì a segarti il collo per tutta la vita. Allora meglio così, dimenticarsene, lasciar perdere, semplificare le cose e fingerci normali."

Celeste, Pietro e Nadir sono come i tre lati che formano un triangolo. Pietro è il vertice a cui gli altri due convergono e che non dovrebbero mai incontrarsi. Il più grande dei tre, il fratello maggiore da ammirare e di cui ottenere l'attenzione. Tra Celeste e Nadir inizia una lotta, senza esclusioni di colpi, per contendersi il suo affetto.
Celeste è una bambina curiosa, figlia unica che nei fine settimane acquisisce un fratello più grande e molto differente da lei. È per una sfortunata serie di eventi che ha modo di conoscere l'altra famiglia di suo fratello. Quella con cui deve dividerlo e che è così diversa dal suo nucleo famigliare.
È questa l'occasione in cui scopre l'esistenza di Nadir, un bambino che ha la sua stessa età e che è di un'unicità tutta sua. Ribelle, selvaggio e determinato a tenerla lontana da questo fratello che condividono.

«Vedi che alla fine ti sono mancato.» Certo che mi era mancato. 
M’aveva fatto così male non avercelo vicino che non ero nemmeno riuscita a isolare quella sensazione dal resto. Era rimasta sullo sfondo a scavarmi.

Pietro è il collante tra adulti e bambini, una grossa responsabilità che vive come una missione. Adora i fratellini, ha un rapporto complesso con i genitori e con i rispettivi compagni. Un delicato gioco di equilibri a cui tutti devono collaborare, cosa non facile quando le menti sono così differenti e quando i conflitti generazionali si sommano a problematiche di salute.
Un impresa non facile, ma a cui quasi tutti sono intenzionati a collaborare. Ma quando il collante viene a mancare cosa succede? Si va alla deriva, da soli e senza una meta.

"In qualche modo mi voleva bene davvero, ma era fatto così: attraversava le cose senza lasciarsi attraversare. Era andato avanti, ci saremmo rivisti alla prossima fermata. Ero io quella che continuava a pensarci."

Considerazioni

La voce narrante è quella di Celeste che ripercorre 25 anni di vita sua e di tutti i personaggi che compongono questa famiglia così fuori dagli schemi. Eventi infausti, gioie, la terribile scoperta della malattia, la solitudine che la avvolge, gli amori e molto altro.
Conosciamo Pietro e Nadir attraverso i suoi ricordi, li tratteggia con la memoria dei sentimenti. Per il fratello maggiore ha un amore immenso, lo vede perfetto anche nelle decisioni che la faranno soffrire. Per Nadir, che di fatto è un estraneo, usa una lente meno dorata, ne vede i difetti, li riconosce, li amplifica, ma non riesce (o non vuole) dare un nome ai sentimenti che li lega.
In questa storia si scontrano morale e sentimenti, desideri e negazioni. Le etichette non mi sono mai piaciute, la società moderna le ritiene necessarie. 

"Tre fratelli. La foto si chiamava così. Due fratelli e un rettangolo vuoto. Ingoiai amaro, capii che era vero. Mi aveva pensato, c’ero sempre stata. Tre fratelli. Lo spazio bianco che li divideva ero io."

La storia è incentrata su loro tre e le figure genitoriali restano sullo sfondo, a parte rare eccezioni.
25 anni sono lunghi e tre vite sono piene di esperienze che spesso vengono condivise e altre subite.
La lettura è stata piacevole e mi sono trovata più volte a ridere con i protagonisti.  L'autrice ha intrecciato la loro vita alla storia reale della Siria, con una guerra in corso e le ingiustizie che tutti conosciamo. Questa parte è struggente e dà un forte senso di impotenza.
La malattia di Celeste, l’osteogenesi imperfetta è una presenza enorme che ne determina scelte e limitazioni, ma non le impedisce di vivere e trovare la sua strada.
Sono scelte difficili quelle prese da tutti e tre, non sempre le ho comprese, ma ne ho capito il senso. 
L'autrice ha la tendenza a disegnare la generazione degli anni '80 attraverso gli eccessi: feste a base di alcool e fumo passano come unica possibilità di aggregazione e di caduta di inibizioni. Cose già trovate in altri suoi testi. Sono un po' perplessa su questa visione di quella generazione, di cui faccio parte.
Lo consiglio a chi apprezza storie che sono facilmente collocabili nella realtà e che per tanto sono complicate e senza mezzi termini.


Buona lettura!
Monica S.



Commenti

Post popolari in questo blog

RECENSIONE - "Io sono mio fratello" di Giorgio Panariello

RECENSIONE IN ANTEPRIMA - "Le parole che ho trovato per te" di Alessio Tavino

RECENSIONE IN ANTEPRIMA - "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni