RECENSIONE "l'altare della paura" di Jean-Christophe Grangé

Titolo: l'altare della paura 
Autore:  Jean-Christophe Grangé
Editore: Garzanti 
Genere: Thriller 
Pubblicazione: 7 ottobre 2021
Pagine: 334
Serie: autoconclusivo

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Nella cappella alsaziana di Saint-Ambroise si riesce ancora a udire il fragore che ha accompagnato il crollo improvviso della cupola e la morte del vescovo Samuel, il cui corpo giace ormai senza vita sotto le macerie. A un primo sguardo, parrebbe trattarsi di un semplice incidente. Ma da alcuni dettagli non è possibile escludere l’ipotesi di un omicidio. È questo che pensano il detective Pierre Niémans e il suo braccio destro, Ivana Bogdanović, non appena visitano la scena del disastro. E scoprono che il luogo appartiene a una piccola comunità anabattista chiusa al resto del mondo. I suoi membri si fanno chiamare «vendemmiatori di Dio» perché vivono dei soli proventi di un vasto vigneto e si considerano gli unici emissari di un messaggio divino di purezza e integrità religiosa. Eppure, dietro una facciata di rettitudine e devozione, si cela una storia di rapporti coercitivi e malsani. Di promesse e giuramenti che non lasciano scampo. Di sacrifici che vanno oltre l’immaginabile e trovano la loro origine in un’interpretazione promiscua delle Scritture. Più Niémans e Bogdanović entrano in questa realtà fuori dal tempo, più si rendono conto di quanto sia difficile stabilire un confine tra bene e male, tra fede e fanatismo. Ma i due detective sono disposti a tutto pur di scoprire la verità. Anche a offrirsi come vittime sacrificali se serve a risparmiare vite innocenti ed evitare ulteriori spargimenti di sangue. Torna il maestro del grande thriller con un nuovo episodio della serie che ha avuto inizio con il bestseller I fiumi di porpora, un successo internazionale senza precedenti, poi diventato un film con Jean Reno e Vincent Cassel. Nell’Altare della paura, Jean-Christophe Grangé accompagna i lettori nel cuore di una comunità apparentemente senza peccato, dove sembra impossibile individuare un movente o trovare un colpevole. Perché quest’ultimo potrebbe essere l’unica vera anima innocente.


Buongiorno a tutti, ho avuto il piacere di leggere: Grangè. l'altare della paura, di Jean Christophe, edito da Garzanti che ringrazio per la copia ARC.

"Mondani.» Il termine parlava da sé: a loro la profondità e la verità, agli altri la superficialità e lo smarrimento."

Ci sono libri che invocano di esser letti e questo è uno di essi. Non ho mai letto l'autore e oltre la curiosità sono state un insieme di cose a spingermi a prenderlo.
La narrazione in terza persona, in questo caso al passato, è prerogativa dei thriller e aiuta il lettore ad avere una visione a tutto tondo. Questo testo non è da meno e fornisce informazioni su scenari sempre differenti che vedono come protagonisti i due detective Niémans e Ivana, alla ricerca della verità.

"Niémans aveva visto qualche foto degli Emissari, ma la realtà rafforzava ciò che le immagini lasciavano solo prevedere: il loro mondo era diverso, sembrava costituito di un’altra materia, animato da un altro spirito. Le foglie, i tralci, la terra apparivano più freschi, più vividi. I tessuti più spessi, più ruvidi. E le barbe e i capelli parevano appartenere a un’altra epoca. Gli si bloccò il respiro."

A far da cornice una comunità religiosa che sfocia nel fanatismo per preservarsi dal mondo esterno.
Riservata, sfuggente e legata alle tradizioni la comunità anabattista sembra vivere in un'epoca lontana che nulla ha a che fare con i tempi moderni.
In una sorta di reticenza che arriva quasi all'ostracismo, i due agenti devono scoprire cosa è accaduto realmente nella cappella. Ciò che si rivela è confuso e per nulla chiaro. La purezza della comunità e dei loro  precetti poco ha a che fare con il caos di omicidi e verità taciute.

"Intuendo una presenza, si voltò di scatto. Strizzò gli occhi nel buio per tentare di distinguere un’ombra. Niente. Come spinta da una forza irrazionale, posò un ginocchio e il palmo della mano a terra. Nella profondità delle tenebre, avvertì la presenza della bestia."

A far da legante a tutto un segreto che sembra nascosto troppo bene per essere scoperto, o forse non esiste e ogni cosa è pura coincidenza?

CONSIDERAZIONI

È un testo con cui non ho trovato un'affinità istantanea perché ho dovuto adattarmi alla scrittura dell'autore. Nel primo 20% del libro vi sono lunghe descrizione dei luoghi e si delinea il carattere di Niémans, attraverso lunghe riflessioni interiori. Da qui in poi si entra nel vivo della storia e mi sono ritrovata a brancolare nel buio alla ricerca di indizi e a ragionare sui possibili moventi. È stimolante e la lettura ne trae brio, di fatti le pagine hanno preso letteralmente a volare.

"Le cose si stavano mettendo come lui aveva previsto, ma non era una buona notizia. Un omicidio. Un rito. E quella strana contraddizione: per quale motivo un assassino cercava di firmare e al tempo stesso di mascherare il proprio crimine?"

L'autore ha messo in atto una vera e propria indagine con tutto ciò che comporta. Il bello è che non si riesce ad anticipare nulla e si ha realmente la sensazione di fare parte della squadra.
Da parte dell'autore c'è stata un'accurata ricerca teologica che si lega in modo perfetto alla trama, dando vita a qualcosa di molto forte.
Suggestioni e incomprensioni emergono insieme alla frustrazione per la mancata comprensione di un modo di vivere che non appartiene ai nostri tempi.
Sentimenti ambigui che si intrufolano sottopelle.
Non è un testo politicamente corretto, come non lo sono alcuni atteggiamenti, ma questo rende il tutto molto più reale e meno artificioso anche tenendo conto delle imperfezioni dei protagonisti.
Faccio i miei complimenti all'autore per come ha saputo fare combaciare ogni elemento senza renderlo eccessivo o fuori luogo. Cosa non facile quando vengono affrontate tematiche come la religione e altre, ancona più delicate, come in questo caso.
Il testo risulta corretto e la traduzione ben fatta, per questo faccio i complimenti anche alla CE.
Di sicuro mi sento di consigliarti agli appassionati di thriller e perché no, anche a chi piacciono i libri che intrecciano misticismo a delitti.

«Noi seminiamo e mietiamo. Ma sappiamo anche distruggere.»

Buona lettura!
Monica S.




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