REVIEW PARTY - RECENSIONE IN ANTEPRIMA - "La ragazza che giocava a scacchi ad Auschwitz" di Gabriella Saab

 
Titolo: la ragazza che giocava a scacchi ad Auschwitz
Autrice: Gabriella Saab
Editore: Newton Compton
Genere: romanzo storico
Data pubblicazione: 7 marzo 2022
Prezzo ebook: € 4,99
Prezzo cartaceo: € 9,40
Pagine: 472
Serie: autoconclusivo

La prossima mossa potrebbe essere l’ultima
Maria fa parte della resistenza clandestina polacca nella Varsavia occupata dai nazisti. Per questo motivo, una volta scoperta, viene arrestata dalla Gestapo e deportata ad Auschwitz come prigioniera politica, mentre la sua famiglia viene giustiziata. Il destino di Maria sembrerebbe segnato, ma quando lo spietato vicecomandante del campo, Karl Fritzsch, viene a sapere del suo straordinario talento negli scacchi, decide di intrattenere i soldati del campo sfidandola a un estenuante e sadico torneo. E la posta in palio è la sua vita. Così, una mossa dopo l’altra, mentre gioca per salvarsi la vita, nonostante la mente sia affollata da pensieri di morte, rabbia e terrore, la ragazza comincia ad architettare un piano per vendicarsi del suo aguzzino. E proprio come in una complessa partita a scacchi, deve fare affidamento su sangue freddo e capacità di prevedere le reazioni dell’avversario, se vorrà riuscire a dare scacco matto all’uomo che ha sterminato la sua famiglia.
Gabriella Saab
Si è laureata in Marketing alla Mississippi State University e vive in Alabama nella sua città natale, Mobile. La ragazza che giocava a scacchi ad Auschwitz è il suo primo romanzo, e per documentarsi sull’ambientazione ha viaggiato a lungo a Varsavia e nei luoghi intorno al campo di concentramento nazista più tristemente noto. Grazie al suo lavoro di ricerca e alle preziose testimonianze recuperate, è riuscita a dar vita a una storia straordinaria, commovente e dolorosa.

Buongiorno, oggi esce: "La ragazza che giocava a scacchi ad Auschwitz" di Gabriella Saab, edito dalla Newton compton editori. Libro che ho avuto la possibilità di leggere in anteprima e per cui ringrazio la casa editrice.

"Il mio nome di battesimo è Maria. 
Il mio nome nella resistenza era Helena. 
Il mio nome attuale è Prigioniera 16671."

Ormai è noto che le cover sono il mio punto debole e l'analisi che ne faccio è l'unica cosa che mi spinge verso la lettura o meno. Ebbene in questo caso avevo intravisto qualcosa che mi ha attratto.
La protagonista è Maria, una ragazzina che da figlia cresciuta in una famiglia dove il rispetto e l'amore sono componenti integranti delle relazioni, viene trascinata nel terribile mondo dei lager dove  vivrà e vedrà ogni tipo di brutalità come prigioniera 16671. A infonderle coraggio la forza dei ricordi e la vicinanza di alcuni legami capaci di portare luce anche in quei luoghi così oscuri.

"La sua famiglia aveva pagato con la vita e lei era diventata una Häftling, la prigioniera 16671. E la prigioniera 16671 non era niente. Io non ero niente."

Non è mai facile leggere di torture, privazioni, soprusi, violenze, morti e tutto il male che è stato fatto sotto il periodo della seconda guerra mondiale. Lo è ancora di meno quando a raccontarlo è la voce di una ragazzina di 14 anni. Una bambina che viene strappata dai sogni, dall'innocenza e dall'affetto della famiglia per essere gettata all'inferno. 

"Quel posto spogliava gli esseri umani dei loro abiti e dei loro averi, e li lasciava piccoli e nudi. Che genere di prigione era?"

Sono convinta che la memoria vada tenuta viva e non si debba scordare cosa può provocare il desiderio estremo di prevaricare sugli altri. Eppure, questa lettura mi ha colpita in un modo profondo, intimo, ho realmente sentito la fatica di Maria, la voglia di non mollare nonostante lo scoramento che l'avvolse. 
Oggi siamo qui, a distanza di 80 anni con uno scenario di guerra che sembra sempre più imminente e a essere coinvolte sono ancora le stesse nazioni.

"Un’ideologia si propagava come una malattia e disseminava malvagità. Prima della guerra avevo assistito a diversi esempi di odio o di oppressione, ma nessuno era meschino e privo di senso come questo."

Considerazioni

La narrazione segue due linee temporali: quella del passato dove Maria racconta cosa successe e quello del presente dove ci dice ciò che sta accadendo.
La lettura è scorrevole e le sensazioni investono in modo molto forte. L'autrice è riuscita a creare un filo di connessione tra quanto accade nelle scene e chi legge. La traduzione, di sicuro, ha contribuito parecchio in questa simbiosi. 

"Eravamo creature della guerra, e a volte ci trasformavamo in imitazioni irriconoscibili di quelle che eravamo prima. Non doveva scusarsi per qualcosa che aveva creato la guerra. Volevo solo che tornasse a essere la donna che conoscevo."

Il libro non è una ricostruzione storica, ma nasce da un'idea che è ambientata in luoghi reali e vede la presenza di persone realmente esistite. Tutto ciò è precisato nelle note autrice dove sono messi in evidenza anche i testi da cui si è documentata, informazioni che ho trovato molto utili e oneste.
Ho sottolineato molti paragrafi di questo testo e non so bene quale condividere con voi perché ognuno ha qualcosa di devastante.

"Questo corpo raccontava la storia della mia vita negli ultimi anni. Era fragile e segnato, poco più di uno scheletro, ma se guardavo le mie cicatrici vedevo la vita. La mia vita, quella vita a cui avevo quasi rinunciato."

Non so giocare a scacchi, ma trovo affascinante questo gioco di strategia dove bisogna muovere le proprie pedine e prevedere per tempo la mossa dell'avversario. Una mente razionale che non si lascia sopraffare dal caos, per giungere all'obiettivo: la vittoria o, in questo caso, alla liberazione del corpo, dell'anima, del cuore e dei ricordi.
Faccio i complimenti a Gabriella Saab per l'esordio di tutto rispetto e alla casa editrice per aver creduto in lei traducendo il romanzo.
Lo consiglio a chi piace il genere e a chi desidera confrontarsi con una lettura forte e per certi versi brutale.

Buona lettura!
Monica S.

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