RECENSIONE - "La casa dalle radici insanguinate" di Roberto Ciardiello

Titolo: La casa dalle radici insanguinate
Autore: Roberto Ciardiello
Editore: Dark Zone Edizioni
Genere: horror
Prezzo ebook:  € 0,99 
Prezzo cartaceo: € 12,66
Data pubblicazione: 12 novembre 2019
Pagine: 230
Serie: autoconclusivo

ORDER

Cupo, Mago, Skizzo. Tre figure in agguato nell'oscurità, tre predatori in mezzo agli alberi, un unico obiettivo: svuotare la cassaforte di Villa Marchetti, residenza di facoltosi gioiellieri romani. Il piano: sorprendere la coppia di ritorno dal lavoro, entrare in casa, arraffare il possibile e filare verso una nuova vita, lontano dalla periferia degradata dalla città. Un gioco da ragazzi, come armare il cane di una pistola dalla matricola abrasa. Cupo, Mago e Skizzo questo credevano. Finché non hanno aperto la porta sbagliata.
Romano, classe '80, ha iniziato a scrivere qualche anno fa. Brevi racconti hanno passato varie selezioni per comparire in antologie (Delos, Edizioni XII, WePub, Sogno Edizioni). Altre sue opere brevissime si sono classificate prime o seconde in vari concorsi on line e festival horror a livello nazionale. Nel 2016 pubblica "La vendetta nel vento" tramite il self publishing di Amazon. Successivamente, nel 2018, lo stesso entra a far parte della scuderia Dark Zone Edizioni, dopo essere stato sottoposto a editing. Ad aprile 2017 pubblica, sempre self, La casa dalle radici insanguinate, romanzo che uscirà nuovamente entro fine 2019, anch'esso con l'editore Dark Zone.


Buongiorno! Oggi vi parlo di "La casa dalle radici insanguinate" di Roberto Ciardiello.
Cupo è un trentenne tenebroso. Mago è suo coetaneo, questo soprannome nasce dalla sua abilità di sfilare facilmente i portafogli dalle tasche degli altri. Skizzo è solo un sedicenne, un vero artista dei murales, e si unisce a loro perché ha bisogno di soldi ora che sa che presto diventerà padre. Sembrano tre uomini forti e severi ma sono solo tre ladruncoli che rubano ciascuno per le loro necessità. Il loro lato duro e tenebroso si addolcisce dalla paura appena scoprono il segreto di Villa Marchetti.

"Ha trent'anni sulle spalle e trenta grammi in tasca. Fumo buono, niente scherzi. Di quello che tutti vogliono, che spinge anche i fighetti dei quartieri alti a calarsi nella fogna per arraffarne qualche pezzo, il naso tappato sotto gli occhi per non sporcarsi di realtà".

I coniugi Marchetti sembrano solo dei ricchi a cui non importa nulla degli altri, perché hanno tanti soldi. Una coppia di ricchi qualunque. Ma loro non sono così. Loro sono spaventati quando i tre ladri si introducono per la loro vita, ma la loro paura non nasce dall'apertura della cassaforte. I loro volti nascondono una paura forte che li opprime da molto tempo e che si intensifica quando i ladri stanno per aprire quella porta del seminterrato, quella che nessuno dovrebbe mai aprire. Perché i coniugi Marchetti nascondono un essere così pericoloso in casa loro?

"Il tic-tac dentato del pomello in cerca della combinazione arrivò a incastrarsi in quel silenzio innaturale, ruotando nello sportello della cassaforte come la chiave di un carillon, una scatola che avrebbe soffiato soldi fino a riempire l'intera stanza mentre la ballerina in tutù volteggiava sulle note del denaro".

Il racconto è ricco di momenti in cui ogni personaggio ritorna indietro nel tempo per far scoprire al lettore le motivazioni dei suoi gesti e i suoi veri sentimenti. Cupo, Mago e Skizzo, ad esempio, ci fanno capire per quale motivo sono arrivati a rubare in quella villa. Spesso, però, questi flashback sono troppo frequenti e irrompono nel racconto in modo troppo netto, creando confusione nel lettore. Alcune volte, infatti, ho compreso solo dopo diversi righi di essere immersa in un flashback.

"Un istante dopo fu soffocato da un vortice di confusione che lo risucchiò a tal punto da rendere il proprio corpo ingovernabile, uno schiavo disobbediente".

Ciò che mi ha deluso di più è la distribuzione dei vari momenti del racconto. La "questione principale" infatti, cioè quella che spiega il perché del titolo, arriva solo a metà del romanzo. In tutta la prima metà vengono narrate le vicende dei tre ladri e non si intuisce neanche lontanamente perché la villa venga definita "la casa dalle radici insanguinate".
Mi sarebbe piaciuto, invece, leggere di più della storia che è alla base dell'intero testo, che è solo accennata e se ne intuisce il meccanismo solo nelle ultime pagine del romanzo.

L'autore però è capace di tenere il lettore con il fiato sospeso. Le vicende di nascondono un tono macabro molto intenso, adatto ai veri amanti del genere. 
Pagina dopo pagina si attraversa un crescendo di scene intense e crudeli, davvero terrificanti.
Si tratta di un romanzo adatto agli amanti del puro macabro, ai lettori capaci di vivere ed essere immersi in una lettura di puro terrore.

Buona lettura!

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