RECENSIONE - "L'ammazzafavole" di Nunzia Caricchio e Sara Ossi

Titolo: L'ammazzafavole 
Autrici: Nunzia Caricchio e Sara Ossi
Genere: Narrativa femminile

Versione digitale
Casa Editrice: Delos Digital
Collana: Odissea
Data di uscita: 25 giugno 2019
Pagine: 147
Prezzo: € 2,99 - ORDER


Versione cartacea
Casa Editrice: Alcheringa Edizioni
Collana: Le Ossidiane
Data di uscita: 09 settembre 2019
Pagine: 156
Prezzo: € 9,77 - ORDER
Lucilla, dodici anni e un'innocenza rubata troppo in fretta. Il coraggio di una giovane donna che trova la forza di opporsi ad anni di dolore e ipocrisia, portando con sé un unico desiderio: svegliarsi senza paura.

Abusi, rabbia e indifferenza sono gli scenari quotidiani della vita di Lucilla Carminati, ragazzina timida e introversa, che vede la sua innocenza spezzarsi fin dall'età di dodici anni, vittima degli abusi di un cugino viziato e protetto dalla famiglia materna.

Offuscata da una madre che preferisce tacere, anziché urlare, e ignorata da un padre assente e poco incisivo, Lucilla, in una afosa giornata di luglio, appena dopo il diploma, decide di fuggire dalla sua casa di Napoli per raggiungere l'amica Elena, studentessa a Ferrara.

Nonostante i dolorosi ricordi e i feroci incubi che la attanagliano, Lucilla riesce a costruirsi la vita che ha sempre sognato, studiando architettura di giorno e lavorando come cameriera la sera. Ma quel passato, che le aveva divorato l'anima, un giorno busserà di nuovo alla sua porta, senza lasciarle più alcuna via di scampo.

In un crescendo di emozioni, Lucilla troverà il coraggio di reagire e di iniziare un lungo e tortuoso percorso verso quell'identità di donna da sempre agognata.

Forza, determinazione e solidarietà tutta al femminile, saranno i nuovi scenari della vita di Lucilla, una donna che subisce, piange, cade, ma che si rialzerà sempre; simbolo di donne che soffrono in silenzio, ma che cercano il loro riscatto, senza paura.
Nunzia Caricchio è nata a Napoli nel 1991. Diplomata in beni culturali, è orlatrice di scarpe, borse e portafogli. Amante della scrittura e lettura da sempre, di giorno veste gli abiti di moglie e madre; di notte, invece, si abbandona al ruolo di scrittrice. L'ammazzafavole è il suo romanzo di esordio.

Sara Ossi è nata a Copparo nel 1975; oggi vive a Ferrara con marito e due figli. Laureata in Giurisprudenza, si è occupata di credito per quasi dodici anni. Il romanzo di esordio, In un'altra vita (Alcheringa Edizioni, 2017), ha ottenuto un buon riscontro di pubblico e alcuni riconoscimenti in premi letterari. Uno dei suoi racconti, Dentro il campanile, è stato selezionato e inserito nell'antologia per i festeggiamenti del sessantesimo anniversario del premio Nobel di Salvatore Quasimodo.

Buongiorno a tutti,
oggi ho l'incombenza di parlarvi di "L'ammazzafavole", prima di tutto vi voglio spiegare il perché della doppia CE: la Delos ha pubblicato la versione ebook, mentre Alcheringa edizioni ha pubblicato la versione cartacea. Io stessa ho chiesto informazioni di questa particolarità all'autrice e quindi immagino potesse sembrare strano anche a voi.

Il tema trattato è quello della violenza, in particolare la violenza sessuale ai danni di adolescenti, ma le autrici hanno affrontato qualcosa di ampio e articolato. Una lettura che mi ha scossa, fatta arrabbiare, provare repulsione, ma è stata capace anche di darmi speranza.
Non mi addentro nella trama perché la sinossi è fin troppo esplicita e quindi mi ritroverei a ripetere gli avvenimenti.

Caricchio e Ossi hanno affrontato la storia in un modo particolare e ben più ampio di quello che generalmente ci si aspetta da un libro con queste tematiche. Prima di tutto voglio dar loro atto di essere riuscite a trasmettere le emozioni reali legate a ogni pov.
Il terrore e il senso di impotenza della vittima che cerca di fuggire con la mente da ciò che viene fatto al suo corpo.

"Nella mano destra stringo qualcosa: ecco dov’era finita la mia Susy! È stata con me tutto il tempo, me ne ero dimenticata! La lancio dall’altra parte della stanza. Non ha funzionato; volevo che lui la guardasse, che toccasse lei, perché così avrebbe capito che non ho smesso di giocarci."

L'innocenza rubata e il desiderio di fuggire lontano, nella speranza di scordare e lasciarsi tutto alle spalle. A sostenerla la forza dell'odio e un senso di vuoto che non la abbandona mai. Oltre a un pessimo presagio detto proprio da chi non ha saputo aiutare e dalla consapevolezza che tacere è d'obbligo nella sua famiglia.

"– Lucilla!– Mi fermo senza voltarmi.– Hai dimenticato Susy– si affanna mia madre.– Buttala, non voglio portarmi dietro il passato.– Oh, quello ti raggiungerà sempre. Ovunque andrai sarà la tua condanna."

Il carnefice che esterna le sue ragioni in una freddezza che mi ha scossa e portata a sospendere la lettura, questo pov è stato complicato e mi ha messa a dura prova perché inizialmente ho dato una connotazione errata.

Un avvenimento del genere ha dei risvolti e coinvolge più persone delle due figure che ho citato, la vita continua il suo corso e tra gente che volta la testa dall'altra parte e altra che ignora cosa accade, c'è anche chi si assume il compito di aiutare nell'iter della denuncia e dell'ottenere giustizia.

"Nessuno mi chiede se mi sono fatta male, se mi sono tagliata o scottata. Che importa, io sono Lucilla, la sbadata, la lunatica, la silenziosa, la scorbutica. Io sono solo una donna..."

Le due autrici hanno dato voce a tutte queste figure che, nella routine della loro giornata, vengono gettati nella brutalità di ciò che è accaduto e ne devono prendere atto scendendo a compromessi con la propria coscienza, assumendosene anche le responsabilità per certi versi.

Quello che hanno fatto Nunzia Caricchio e Sara Ossi è un percorso, una cronaca che cambia registro in base alla figura che assume il ruolo di narratore.
L'abbraccio di un'amica, la durezza di un avvocato, il sostegno di chi tende una mano con l'intenzione di aiutare e non quello di ferire.

"Non rispondo, non lo guardo. Sento le sue dita accarezzarmi il dorso della mano: è un tocco lento e delicato. Non lo interrompo; rimango immobile, senza pensieri, senza malizia; ho solo bisogno di un contatto. La sua carezza è come una coperta morbida in una sera d’inverno."

Storie come queste mi lasciano sempre scossa per le cicatrici che scavano nell'anima, non so mai dove arriva la fantasia e dove inizia la realtà. Purtroppo sono situazioni realistiche dove mentalità retrograde fanno sì che un uomo si senta libero di abusare di chi è più debole. Ciò che racconta l'ammazzafavole è l'omertà di una famiglia che preferisce apparire anziché proteggere.

"Pensa al buon nome della famiglia Amato, all’onore e alla reputazione che coinvolge tutti noi. Subire in silenzio, ecco il motto delle signore di famiglia."

Le autrici hanno fatto un ottimo lavoro sia nell'esternare i fatti che nella parte di ricerca, le nozioni legali presenti nel libro ne sono la conferma; faccio i complimenti a entrambe per aver dato voce a Lucilla senza usare mezzi termini, ma scegliendo una strada complessa e realistica.
Gli aspetti psicologici sono ben sviluppati e tutti i personaggi hanno una loro dimensione che li vede estranei o consapevoli in base al loro ruolo.
Un epilogo che lascia una sorte di amaro in bocca , ma infonde speranza.
Il file che ho letto presenta delle sviste, refusi più che altro, una rilettura aiuterebbe a rimuoverli.

Vi lascio con un estratto che è una terribile verità:

La violenza sessuale, oltre a essere uno dei reati più infimi e disgustosi che un essere umano possa commettere, da un punto di vista giuridico è uno dei più delicati, soprattutto se commesso ai danni di un minore.
...la vittima viene umiliata, offesa, costretta a ricordare particolari che non vorrebbe, punta nella sua dignità di donna o di bambina, messa a nudo prima dallo stupratore e poi dal mondo intero, messa in dubbio la sua reputazione, rovinata la sua vita, visite ginecologiche, colloqui interminabili con psicologi, assistenti sociali o esperti di ogni genere. È ancora sicura che alla fine di un processo per violenza sessuale la vittima trovi giustizia?

Spero che nessuna vittima debba mai più giustificarsi o subire un'ulteriore umiliazione durante il processo. 

Sono dell'idea che non bisogna nascondersi dietro luoghi comuni o voltare la testa altrove, fatti come questi sono purtroppo in cronaca giornalmente. Leggere un libro come questo non è una passeggiata ma consiglio di farlo, per prendere coscienza della gravità di fatti così atroci, per riflettere e imparare a denunciare e ad aiutare chi si trova in situazioni simili.

Monica S.

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