RECENSIONE "La balia" di Nova Lee Maier

Titolo: La balia
Autore: Nova Lee Maier
Editore: LeggereEditore
Formato: ebook e cartaceo
Prezzo ebook: 4,99€
Prezzo cartaceo: 14,45€
Data Pubblicazione: 20 Marzo 2019



Costretta a letto in seguito al difficile parto della sua prima figlia, Didi accoglie con gioia l’assistenza di Hennequin, l’infermiera di maternità che aiuta la famiglia nei dieci giorni successivi alla nascita. La convalescenza lunga e dolorosa rende Didi sempre più dipendente dalle attenzioni della donna. Ma le intenzioni di quest’ultima non sono quelle che sembrano: Hennequin nasconde un terribile segreto che affonda le radici in un lontano passato, e adesso è decisa a chiudere il cerchio. Una persona, però, sembra intuire il suo mistero: è Miriam, sua cognata e giovane poliziotta di Rotterdam che, con l’aiuto di un detective americano, porta alla luce dettagli inimmaginabili sul suo conto. Miriam sospetta che la donna sia in realtà una pericolosa psicopatica e comincia a pedinarla. Quando scopre che lavora a casa di Didi, capisce che Hennequin sta nascondendo un piano diabolico… Riuscirà la tenace e instancabile poliziotta a comprendere e ostacolare le inquietanti intenzioni di Hannequin?

Fragilità, forza di volontà e sete di vendetta si fondono in un intenso romanzo psicologico ricco di tensione e colpi di scena.



Cari lettori, questa volta vi parlo di un thriller. Ho voluto cimentarmi in un genere che non leggo spesso, ma che sto riscoprendo con piacere anche grazie a libri come questo. 
Abbiamo due protagoniste davvero particolari: Miriam, ispettore di polizia e Hannequin, infermiera di maternità.
Miriam è una donna ligia al dovere, corretta e tutta d’un pezzo. È tenace e forte, non si fa scoraggiare. Un profondo dolore l’ha colpita recentemente e non si dà pace, è determinata ad andare a fondo della faccenda.

“Le ci volle un minuto per rendersi conto di chi fosse in attesa dall’altra parte, ma meno di una frazione di secondo per decidere che la sua curiosità superava la sua paura.”

Hannequin è una donna scaltra e intelligente, profondamente disturbata. Cova rabbia e vendetta. Il lavoro da infermiera di maternità non le si addice proprio, allora perché sta accudendo quella famiglia in cui è appena nata una bambina?

Non voglio svelare nulla perché è giusto scoprire tutto leggendo. Non sto qui a spiegare la trama, largamente descritta nella sinossi, ma vi parlerò brevemente delle protagoniste e delle mie impressioni, stando attenta agli spoiler.
Il personaggio più interessante è sicuramente Hannequin, la cui storia scopriamo piano piano insieme a Miriam. La sua psiche è molto complessa ma interessante. La sua intelligenza è al servizio della sua diabolicità. Si sente eccitata e piena di vita quando progetta un piano, mano a mano che prende forma non solo nella sua testa ma anche nella realtà. Appena concluso si sente soddisfatta ma svuotata. Sembra solo una crudele psicopatica, ma c’è molto di più. Qualcosa che scopriremo solo alla fine e che mi ha fatto riflettere sul fatto che spesso i nostri giudizi e le nostre azioni influenzano in maniera irreparabile alcune persone.

“Solo una volta diventata adolescente, si era resa conto che la gente non era molto diversa dagli animali in gabbia. Si comportavano esattamente allo stesso modo. Anche se alcune persone fuggivano da situazioni difficili, alla fine tornavano sempre al loro nido, alla loro tana sottoterra, alla gabbia che avevano costruito per sé stessi. Il fatto era che alle persone piaceva stare dove si sentivano sicure e protette, ovvero a casa con la loro famiglia e i loro cari. Quello era, infatti, il luogo dove Hennequin li cacciava.”

Miriam è l’opposto di Hannequin ma hanno delle cose in comune, come la devozione e l’appagamento che trovano nel proprio lavoro. Miriam nella polizia, Hannequin nel suo progetto.
L’autrice ci descrive tutto con calma e chiarezza. Lo stile è essenziale, cosa che rende agghiaccianti i pensieri e le azioni di Hannequin, descritti con una naturalezza tale che ci fanno credere che per lei agire in quel modo sia normale, e ciò rende tutto davvero inquietante. La narrazione è in terza persona, l’ideale per permetterci di avere una visione d’insieme.
Tutto il libro è intriso di suspense, sappiamo fin dall’inizio che qualcosa non va, che c’è qualcosa di strano in Hannequin, ma non riusciamo a sapere nulla di più di quello che scopre Miriam nel momento in cui ne viene a conoscenza.

“Per lei rimaneva un mistero perché la gente impazzisse per i bambini. Non erano affatto carini, erano persone che ancora non parlavano o camminavano, ma la loro personalità, i loro talenti e le loro carenze erano già contenuti nei loro geni e si sarebbero sviluppati crescendo, di solito con risultati deludenti. La stragrande maggioranza sarebbe cresciuta solo per diventare un comune cittadino. Era quello il motivo per cui erano nati. Ogni società aveva bisogno di un’ampia classe media per sostenere quei pochi che avevano capito le regole del gioco. Ogni generale aveva bisogno di un plotone senza volto degno di questo nome da usare come carne da cannone, e ogni chiesa aveva bisogno di schiere di fedeli per accumulare ricchezza e potere.”

Il finale è stato abbastanza inaspettato ma coerente, anche per il tentativo di riscatto di un personaggio che ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della personalità di Hannequin. Interessante anche lo stesso nome di “Hannequin” che viene spiegato all’interno della storia e che mi ha talmente incuriosito da spingermi a fare qualche piccola ricerca.
Insomma un libro pieno di tensione, accattivante dal punto di vista psicologico e con un intreccio avvincente. 
Un ottimo thriller che consiglio a tutti.


Buona lettura!


Commenti

Post popolari in questo blog

RECENSIONE - "Io sono mio fratello" di Giorgio Panariello

RECENSIONE IN ANTEPRIMA - "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni

RECENSIONE IN ANTEPRIMA - "Le parole che ho trovato per te" di Alessio Tavino