BLOG TOUR "Hot Christmas Girls" di Anisa Gjikdhima - Viola Raffei - Zoe Blac



VIOLA RAFFEI
Attendo che il suo respiro si calmi impercettibilmente, sta per addormentarsi, così mi avvicino a lui da dietro, lo stringo forte a me, premendo il mio seno alla sua schiena, lascio che le mie mani lo avvolgano scorrendo piano dai pettorali fino al suo inguine, lo sento gemere, mi sta lasciando fare e ne sono contenta.
Mentre scendo con le dita sul suo ventre piatto gli lascio una scia di baci languidi sulle spalle.
«Per fortuna non ti sei addormentata, avevo una voglia pazzesca di te.» mi dice Davide mentre il suo respiro si fa sempre più affannoso e nel momento esatto in cui prendo il suo membro fra le mie mani, espira e si arrende totalmente al mio tocco.
Si distende anche lui a letto, si rigira, probabilmente non ha sonno come me e sta cercando il modo di addormentarsi, me ne resto buona e ferma fino a che non lo sento trovare una posizione che gli piace, si è messo anche lui verso la parete, su di un fianco, così mi giro piano piano e mi avvicino a lui da dietro, come sempre dorme solo con i pantaloni del pigiama, la maglia non la indossa mai perché soffre molto il caldo.

Si distende anche lui a letto, si rigira, probabilmente non ha sonno come me e sta cercando il modo di addormentarsi, me ne resto buona e ferma fino a che non lo sento trovare una posizione che gli piace, si è messo anche lui verso la parete, su di un fianco, così mi giro piano piano e mi avvicino a lui da dietro, come sempre dorme solo con i pantaloni del pigiama, la maglia non la indossa mai perché soffre molto il caldo.
Attendo che il suo respiro si calmi impercettibilmente, sta per addormentarsi, così mi avvicino a lui da dietro, lo stringo forte a me, premendo il mio seno alla sua schiena, lascio che le mie mani lo avvolgano scorrendo piano dai pettorali fino al suo inguine, lo sento gemere, mi sta lasciando fare e ne sono contenta.
Mentre scendo con le dita sul suo ventre piatto gli lascio una scia di baci languidi sulle spalle.
«Per fortuna non ti sei addormentata, avevo una voglia pazzesca di te.» mi dice Davide mentre il suo respiro si fa sempre più affannoso e nel momento esatto in cui prendo il suo membro fra le mie mani, espira e si arrende totalmente al mio tocco.
Inizio subito a scendere su e giù per la sua lunghezza, un movimento leggero e con una certa pressione, quando sono sulla punta indugio un attimo sfiorandola con il pollice, facendo una leggerissima pressione so quanto lo adori quando lo faccio, vado avanti per almeno cinque minuti, Davide ansima senza pudore oramai, voglio farlo venire così, sono talmente eccitata da quello che gli sto facendo e da come lo sento completamente in mio potere che potrei venire anche solo a sentirlo godere.
«Erika… fermati… sto per venire» è come una preghiera strozzata la sua.
Mollo subito la presa, lo faccio distendere subito e scendo immediatamente fra le sue gambe, glielo prendo in bocca e succhio con tutta la passione che ho in corpo, con il bacino cerca di affondare ancora di più nella mia bocca, ho come la sensazione di strozzarmi tanto lo sento in fondo, ciò nonostante i versi del mio uomo mi fanno capire quanto gli stia piacendo così continuo, roteando la lingua su tutto il prepuzio e dopo poco sento il sapore dolciastro del suo sperma invadere la mia bocca, è un unico fiotto caldo e ingoio fino a che non sento il suo membro che ormai si sta rammollendo del tutto.





ANISA GJIKDHIMA
«Non abbiamo gli addobbi», faccio notare mentre verso dell’acqua in un bicchiere.
«Oh sì che li abbiamo, torno subito.» Va verso la camera e ritorna poco dopo con in mano il cassettone della mia biancheria intima.
«Ma che stai facendo?», strillo andandogli incontro.
«Addobbo l’albero», dice come se il suo
comportamento fosse normale.
Penso che mi stia prendendo in giro, non lo farebbe mai.
«Smettila di scherzare e riporta indietro il cassettone.»
Lo posa per terra accanto all’abete e cerca di ignorarmi mentre fruga tra la biancheria.
«Carlos.»
«Si, sto addobbando l’albero con la tua sexy lingerie.»
È completamente fuori di testa. «Non lo farai. Quelle sono le mie cose, non puoi farlo», protesto cercando di fermare i suoi movimenti.
«Lo sto facendo. Perciò taci e lasciami creare l’albero più bello di sempre», borbotta spingendomi via.
Ricado indietro con il sedere per terra e rimango basita a guardarlo.
«Questo mi piace molto», commenta prendendo tra le mani un reggiseno rosso di pizzo e raso.
Osservo la scena in un mix di sconcerto e stupore.
«Oh le mie brasiliane preferite», dice sorridendo malizioso mentre ne prende un paio color avorio.
«Tu sei pazzo», borbotto rimanendo dove sono.
«Sicuramente, ma la mia pazzia ti piace tanto e penso che in questo momento trovi la cosa molto singolare.»
Ha ragione, è una cosa singolare.
Per qualche strana ragione mi piace la sua idea, ed è proprio nel suo stile.
«Sto addobbando l’albero da solo. Vuoi darmi una mano?», chiede continuando ad aggiungere altro intimo.



ZOE BLAC
Pentita di essere uscita di casa, e di aver indossato quella maschera da donna sexy e disinibita, Alexandra si allontanò dal bar per rintanarsi in un’area semi deserta. Qui nascosta tra la condensa e le luci natalizie pensò a se stessa come ad un animale in fuga. La sua vecchia vita, la famiglia, il lavoro, il sesso e gli amici, ogni aspetto al quale aveva rinunciato e all’improvviso, senza neppure accorgersene, una lacrima le rigò la guancia, facendo riaffiorare ogni calore in mezzo a quel gelo senza scopo e motivazione. Riassaporò i bollenti baci di Lucas, le sue dita esperte che avevano ghermito ogni cellula del suo corpo, il piacere della carne e poi l’amarezza delle menzogne, quelle che raccontava anche a se stessa; ricordò le ultime parole che si erano scambiati da buoni amici. Ma no, non era mai stato solo un amico, il suo collega. Il suo ricordo rimase l’unico luogo dal quale non sarebbe mai fuggita. Un singhiozzo la scosse senza che lei potesse evitarlo e il fumo denso di un sigaro invase il suo campo visivo. Tossì forte e quando si riappropriò della visuale, due occhi di ghiaccio trapassarono il suo volto come due lame e si piantarono saldamente nelle sue pupille. Istintivamente lei arretrò, il fiato le si bloccò in gola. Quello sguardo feroce apparteneva a qualcuno che sembrava infestare i luoghi nei quali lei si recava e inquinare i suoi pensieri in modo pericoloso.



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