RECENSIONE - "Segreto di famiglia" di Mikaela Bley

Titolo: Segreto di famiglia
Autrice: Mikaela Bley
Editore: Newton Compton Editori
Genere: giallo e thriller
Prezzo cartaceo: 4,17 euro
Prezzo ebook: 3,99 euro
Data pubblicazione: 25 febbraio 2016
Pagine: 334

A Stoccolma è un freddo e piovoso venerdì di maggio, quando la piccola Lycke, di soli otto anni, scompare improvvisamente nel centro della città.
La rete televisiva nazionale si lancia subito sulla notizia e manda sul campo un’inviata specializzata in cronaca nera, Ellen Tamm. Chi ha visto Lycke per l’ultima volta? Chi sono i suoi genitori? Il padre e la madre di Lycke sono separati ed è stata la nuova moglie del padre ad accompagnare la bambina al centro sportivo, dove se ne sono perse le tracce. La donna, madre a sua volta da poco, racconta la sua versione dei fatti, ma ci sono delle zone d’ombra nella testimonianza. La tata che ha cresciuto la bambina è chiusa nel dolore. La madre di Lycke invece è imperscrutabile, soffre ancora il peso del divorzio e di una depressione post partum mai affrontata. Il padre, dal canto suo, non si dà pace. Nel frattempo Ellen si impegna in una ricerca spasmodica, nonostante la corruzione della polizia, i sempre più strani comportamenti dei genitori di Lycke e le frecciate velenose dei colleghi. Ma ha deciso di fare il possibile per fronteggiare la situazione da vera professionista, perché questo caso le ricorda da vicino ciò che conosce sin troppo bene: segreti di famiglia, bugie, inganni che la obbligheranno a confrontarsi con il proprio doloroso passato, mentre le speranze di ritrovare la bambina scomparsa si assottigliano…

Mikaela Bley è nata nel 1979, vive a Stoccolma con il marito e i loro due figli. Ha lavorato come produttrice per il canale televisivo TV4, ma ora fa la scrittrice a tempo pieno. Segreto di famiglia è il suo romanzo di esordio. Dopo l’incredibile successo internazionale del libro, l’autrice sta lavorando a una serie che ha per protagonista l’ostinata giornalista Ellen Tamm.


La piccola Lycke scompare nel nulla, dopo che la matrigna l’ha lasciata sotto la pioggia, a una lezione di tennis che non si svolgerà mai. Subito, genitori e polizia si attivano per cercarla e, tra i giornalisti assegnati al caso, c’è anche Ellen Tamm. Nonostante qualche timore iniziale, Ellen si prodiga per attivare la popolazione della fredda e piovosa Stoccolma, ma i giorni trascorrono e le indagini si fanno sempre più serrate, fino a condurre a un finale inatteso e sorprendente.
Era da tempo che non mi capitava tra le mani un libro così coinvolgente. In alcuni momenti, mi è sembrato di avvertire sulla mia pelle la pioggia che cadeva e nel naso gli odori degli ombrelli bagnati, del caffè fumante, delle sigarette accese.
C’è un’atmosfera tesa e ben tratteggiata, che aiuta il lettore a entrare a capofitto nella storia, talvolta immedesimandosi in questo o in quel personaggio. Ognuno di essi sembra nascondere qualcosa e il dubbio lacera sia loro che noi. Il padre è egoista, assente, ignaro della vita della figlia; la madre sembra fredda, chiusa nel suo risentimento; la matrigna appare frivola e tanto, troppo gelosa. In questa girandola di personalità difficili da interpretare, spicca lei, Ellen, divorata dalla curiosità di scoprire cos’è accaduto a Lycke ma, soprattutto, dal desiderio di ritrovarla sana e salva. Con il procedere delle indagini, però, Ellen diventa sempre più tesa, spaventata dalle prospettive ventilate anche dalla polizia: rapimento a fine di estorsione, pedofilia, omicidio. Da giornalista, segue il caso con feroce determinazione, ignorando persino il proprio corpo, che la implora di riposare. Ellen, però, è mossa da motivazioni personali che non le danno tregua. A questo va ad aggiungersi il fatto che l’ambiente lavorativo è a tratti frustrante, spesso nevrotico, e ciò non fa che agitarla di più. C’è soprattutto il suo capo redattore, Jimmy, che la turba ed è proprio lui a starle accanto quando Ellen riceve minacce di morte.
Ellen è una donna dura in superficie, che conosce il dolore e si sente schiacciata dal senso della morte. Ci pensa di continuo, sviluppa persino dei tic, fino a quando non comprende di non poter andare avanti in quella maniera. E quando le indagini avranno una svolta, anche per lei sarà tempo di decidere cosa fare della sua vita e se affrontare o no tutti i sentimenti irrisolti che ha nei confronti della propria famiglia.
Il libro è meraviglioso. Scritto in maniera accattivante, al punto che è difficile staccarsene. Solo il finale un po’ sbrigativo mi ha leggermente delusa: nonostante la sorpresa, mi aspettavo un movente più sostenuto, ma questo non ha intaccato il valore del libro in sé. Spero davvero che l’autrice ne tragga una serie, perché ho amato ogni parola, ogni personaggio, ogni frase. Mi piace il suo stile, così grafico e pungente. C’è un’atmosfera particolare tra le righe delle pagine, che adorerei ritrovare in altri libri su Ellen.
Una lettura, insomma, che caldamente vi consiglio.

Alla prossima,
Emma.



Commenti

Post popolari in questo blog

RECENSIONE - "Io sono mio fratello" di Giorgio Panariello

RECENSIONE IN ANTEPRIMA - "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni

RECENSIONE IN ANTEPRIMA - "Le parole che ho trovato per te" di Alessio Tavino