RECENSIONE - "Drop of blood #1" di Deborah P. Cumberbatch

Titolo: Drop of blood #1
Autrice: Deborah P. Cumberbatch
Editore: self publishing
Genere: urban fantasy
Prezzo ebook: 1,99 euro
Pagine: 866
Data publicazione: 26 giugno 2017
Serie: trilogia
ORDER

Da quando la sua famiglia si è trasferita nel paesino più noioso e piovoso del mondo, Paige vuole solo lasciarsi la sua tragedia alle spalle e allontanarsi da sua madre e dal Destino che vuole imporle, per decidere il suo futuro da sola. Non permetterà a nessuno di rovinare i suoi piani, nemmeno i sogni che la terrorizzano ogni notte, che le mostrano strani segni e persone oscure e dilaniate, o il nuovo saccente, egoista e presuntuoso vicino, la quintessenza della perfezione, con il suo fascino pericoloso, che tenta di innervosirla in ogni possibile modo, come se fosse la sua missione di vita. Ma nemmeno Paige riesce a negare l’intensità con cui è attratta da lui, come se il loro futuro fosse inesorabilmente intrecciato. E forse è proprio così, perché la vita è fatta di scelte e, a volte, per capire chi siamo davvero, non dobbiamo far altro che accettarci. E vivere. Ed è proprio allora che tutto può accadere.


Sono Deborah P. Cumberbatch, pseudonimo di Deborah Luongo, ho venti anni e sono nata a Napoli. Studio psicologia presso la Federico II, ma il mio sogno è quello di diventare scrittrice da quando avevo otto anni: adoravo (e adoro) il “Signore degli Anelli” e stavo scrivendo le battute del film su un quaderno, quando mio padre mi disse “perché non ne scrivi uno tuo?” e da lì è nata questa passione che non ho più lasciato, scrivendo il mio primo libro sugli zombie.
La mia scrittrice preferita è Jennifer Armentrout ed è un modello che mi accompagna ad ogni passo, ma in generale ho un amore incondizionato per l’urban fantasy/paranormal romance, tuttavia leggo anche tantissimi altri generi (credo che non possa esistere una scrittrice che non sia prima di tutto lettrice), arricchendomi con ognuno di loro e che sono confluiti nel primo volume della mia trilogia “Drop of blood”, per cui mi ha incoraggiata il mio fidanzato sin dal primo momento, e adesso è in uscita il secondo e grazie ai miei “bambini” (così mi piace chiamarli) ho scoperto che ci sono tante persone che credono in me e che mi sostengono, emozionandomi tantissimo.
Sono una ragazza da pigiama, copertina e un buon libro o una buona serie televisiva/film, ma la scrittura è sempre stata per me terapeutica: poter vivere mille mondi, essere chiunque io volessi, evadere dalla realtà e gestire tutte le situazioni… Credo che non esista cura migliore.


Buongiorno, cari lettori,
oggi vi parlerò di un urban fantasy, opera d’esordio di un’autrice che, a mio modesto parere, in futuro ci saprà stupire parecchio e in positivo. Il libro conta ben 866 pagine, quindi restate con me, mentre ve ne illustro difetti e pregi.
Protagonista della storia è Paige, una sedicenne arrabbiata con il mondo, che ogni giorno si rifiuta di accettare una realtà troppo amara per lei: essendo figlia della Cacciatrice di vampiri, presto ne dovrà ereditare il ruolo. Per questo, ogni volta che si sente provocata, Paige non reagisce e seppellisce le sue emozioni sotto una fitta coltre di sarcasmo.

“Come potevano pensare che avrei accettato di diventare la futura Cacciatrice e dedicare la mia
vita a combattere quei mostri? Come potevano pensare che avrei messo in pericolo la vita delle
persone che amavo…?”

Cerca di reprimere e di non usare i suoi sensi potenziati, fino a quando non incontra Nathan, il nuovo sexy vicino. Lui, che sembra conoscere a fondo ogni sua emozione, riuscirà a scalfire la sua corazza protettiva e a farle sperimentare i primi palpiti d’amore. Il Destino, però, è dietro l’angolo e, nonostante gli sforzi inutili di Paige, i vampiri restano una presenza nella vita della sua famiglia e contro di loro ingaggerà una lotta all’ultima… goccia di sangue.

Il libro presenta, a mio avviso, due grossi problemi: la mancanza di coerenza e le ripetizioni.
Non ho trovato coerente la scelta di ambientare la storia in quello che l’autrice definisce a oltranza
“un buco” di paese campano e, al tempo stesso, di allocarvi una scuola che, insieme ai suoi componenti, altro non è se non un’americanizzazione stereotipata dei soliti college, con le ragazze in divisa sexy e i ragazzi bellocci e muscolosi.
Non è stato coerente, soprattutto, ideare una protagonista, Paige, nata e cresciuta a New York, ma che di metropolitano non ha assolutamente nulla. Lei pensa, parla e agisce esattamente come un’italiana. Di più: molti dei suoi modi di dire e delle sue abitudini sono campani e davvero tanto, troppo colloquiali. La fusione tra i due modelli non è riuscita, come forse sperava l’autrice, ed è purtroppo priva di profondità.
Alla fine del prologo, con atteggiamento da vera "badass", Paige svela che lei è la Cacciatrice e che sarà lei a decidere del proprio destino. Ci si aspetta con entusiasmo una Buffy dal carattere tostissimo. Invece, ci si ritrova con una ragazzina arrabbiata, figlia della vera Cacciatrice, e che sì, vuole decidere del proprio destino, ma nel senso che rifiuta di essere una ammazza vampiri. Un contrasto che indispettisce il lettore, piuttosto che attrarlo.
La trama è costantemente appesantita dalle sue riflessioni astiose. Si fa molta fatica a entrare in sintonia con lei, sia perché è ben lontana dal somigliare ai suoi coetanei, sia perché irradia un odio costante verso tutti. Poco importa che le sue motivazioni siano giuste o errate: ogni persona che incontra rappresenta un’occasione per esprimere il suo rancore. L’elenco di queste persone è lunghissimo, al punto da sfiorare l’assurdo. La situazione non cambia nemmeno quando entra in scena Nathan: pagine e pagine (e pagine) di battibecchi tra loro, tutti improntati all’astio e all’uso di improperi. Io ho un limite di tolleranza parecchio elevato per le parolacce, ma questo libro è un inno agli insulti e, alla fine, ero stufa anch’io. Ho provato a tornare indietro per saltare i dialoghi già letti e vi assicuro che la trama non ne subiva alcun danno.
Purtroppo, è a causa di questi suoi sentimenti negativi, nonché delle continue ripetizioni di situazioni quotidiane e di concetti, che la lettura risulta appesantita, rallentata, difficile. Incoerenze, sviste, errori e colloquialismi si aggiungono a creare altre difficoltà, ma basterebbe un leggero editing per eliminarli.
Menzione a parte meritano l’ultimo terzo del libro e i sogni di Paige.
Finalmente, la lettura procede meglio e sembra che qui l’autrice abbia disseminato indizi per i libri successivi, che si preannunciano carichi di sorprese!
È nelle parti oniriche che dimostra in pieno il suo talento. L’oscuro e il mito, così come li descrive, sono originali, accattivanti, pregni di un immaginario fantastico che è proprio suo, non scopiazzato né americanizzato. Quando ritrae altre creature, che siano oniriche, mitologiche o con sfumature più horror che paranormal (stupende!!!), lo fa con un entusiasmo e una originalità davvero interessanti.
Ho il sentore che, una volta che avrà trovato la sua strada, sarà capace di dar vita a un intero universo fantastico, privo di inutili orpelli.
Il mio giudizio di 3 libri è, tutto sommato, positivo. Mi rifiuto di bocciarlo e accumunarlo così a quel marasma di libri, scritti male e concepiti peggio, che circola in rete, perché è evidente che l’autrice abbia intrapreso con impegno e serietà il suo cammino. Spero che Deborah lo interpreti dunque per ciò che realmente è: un trampolino di lancio, il propellente utile a far volare il razzo Cumberbatch sempre più in alto, verso traguardi che avrà saputo conquistare con la sua crescente bravura di narratrice.

Buona lettura!




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