RECENSIONE - "A piedi nudi" di Claudio Secci

Titolo: A piedi nudi
Autore: Claudio Secci
Editore: Leucotea
Genere: Narrativa contemporanea
Prezzo ebook: € 4,36
Prezzo cartaceo: € 10,96
Data pubblicazione: 8 gennaio 2018
Serie: duologia

ORDER
Gisèle è un vortice che attrae tutte le difficoltà che una ragazza orfana e di limitata cultura può incontrare. Il racconto vede in questa ragazza di quattordici anni una donna cresciuta troppo in fretta. Gisèle non deve solo pagare il prezzo di essere sola ed abbandonata, schivando pericoli e difficoltà che le stanno attorno, ma anche quello di essere particolarmente curiosa e abile nel risolvere enigmi e dare risposte a misteri che la riguardano da vicino. La spensieratezza e la genuinità di un'anima che si è fatta letteralmente le ossa da sola, dopo la perdita del padre, si mescolano a un discontinuo bagaglio di conoscenze, consapevolezze, paure. Gisèle è tenace e molto astuta, tanto da riuscire a colmare più di una volta le sue lacune culturali e la sua selvaggia esperienza accumulata durante lo stato di abbandono. Ruota tutto attorno a un unico punto fermo: la voglia di ribellarsi al mondo per tutte le crudeltà vissute dalla nascita. Una storia che racchiude tutti i quotidiani disagi esistenziali che una ragazza di cruda bellezza, a cavallo della sua adolescenza, assorbe in scenari diversi.


Buongiorno a tutti,
oggi vi parlo di un libro di Claudio Secci si tratta del primo volume di A piedi nudi un racconto particolare scritto dal punto di vista di Gisèle, la protagonista, che è poco più di una bambina ma è già segnata dalla vita.

Il mio panorama non solo è ben visibile e vicino, ma rappresenta un balcone dal quale vorrei prima o poi trovare il coraggio di gettarmi. Ci sto lavorando, sento che non manca molto perché io accumuli la forza sufficiente.

Nella sua esperienza ci racconta ciò che ha vissuto dalla più tenera età fino al raggiungimento dei 14 anni. Di come la sua vita è stata sconvolta da un evento drammatico che l'ha portata a vivere in orfanotrofio senza nessuno disposto a occuparsi di lei e, soprattutto, circondata da degli adulti incapace di sopperire alla necessità di questa bambina che dal suo racconto ci fa intendere di essere stata abbandonata a se stessa nonostante sia entrata nel circolo delle persone aiutate dallo Stato. 

Nessuno riesce a penetrare il mio cuore. Chi ci riesce, entra in un inferno di dolori mescolati a pochi ma unici sentimenti sinceri.

Questa ragazzina si trova in strutture statali (collegi, orfanotrofi e ospedali) dove il suo rifiuto di parlare, dovuto più che altro allo shock, viene inteso come stupidità e nessuno si prende la briga di capire come aiutarla o di dedicarle quelle attenzioni che verrebbero naturali nei confronti di un essere umano così piccolo e così solo.
L'esuberanza di Gisèle e la sua ribellione alle regole la fanno passare per una monella in cerca di guai. Una vita relativamente breve ma piena di esperienze negative che la rincorrono come un magnete in mezzo a un campo elettrico.

Considerazioni

Mi trovo in difficoltà e vi spiego subito il perché: se da un lato sono stata coinvolta e piacevolmente colpita dalla narrazione, dall'altra sono perplessa per diversi elementi che ritengo lacunosi e a volte eccessivi. 

Il POV di Gisèle è al presente e racconta in diretta ciò che vive, la voglia di sfuggire alle regole, la curiosità che fa parte di una mente sveglia e intelligente, il suo bisogno celato di attenzioni e di essere vista come una persona e non come un problema. In breve il suo desiderio di essere aiutata a uscire da uno stato di sofferenza che l'ha inglobata in una sorta di muta attaccata alla pelle.
La ribellione e la necessità di sentirsi viva e dare sfogo alle emozioni, che il suo mutismo non le permette di liberare, la esterna con il piacere di "sentirsi parte del mondo" camminando scalza, a discapito di tutto ciò che potrebbe trovare lungo la sua strada. 
"A piedi nudi" urla la sua esistenza: "Io ci sono! Esisto! Guardatemi! Capitemi!"

Adoro camminare a piedi nudi, perché mi fa sentire libera, completa il mio silenzio assoluto.

Ebbene tutto ciò mi ha emozionata, strappato un sorriso, fatto provare il desiderio di proteggere questa bambina che non ha altro che se stessa e piano piano risveglia la propria coscienza e voglia di umanità grazie alle piccole attenzioni che sconosciuti le riservano: una carezza, un sorriso, un gesto gentile. A lei che è abituata a modi spicci, diffidenza e maltrattamenti.

Ogni volta che ottengo un gesto affettuoso da qualcuno accade in me qualcosa di strano, che si scontra con tutto quello che la vita mi ha tolto.

Se mi fermassi qui vi direi che il racconto è molto bello, che mi ha emozionata e catapultata in un insieme di sensazioni a volte positive e altre negative ma... e i miei ma sono sempre dettati da una punta di pignoleria, sono troppi i punti che non tornano o lacunosi.

ATTENZIONE POSSIBILI SPOILER

Parto dalla gestione temporale degli eventi, non mi è apparsa chiara. Trovo Gisèle in un ospedale, ha quasi 14 anni e dal suo racconto si apprende che è orfana da quando ne aveva 9. In questi 5 anni ha vissuto varie esperienze ma i suoi ricordi si accavallano e a volte risulta difficoltoso collocarli in uno spazio temporale.
La storia non ha una collocazione storica e il lettore, o almeno io, non ha elementi per collocarlo. Vi sembrerà una sciocchezza ma in realtà riuscire a dare una data, a un racconto del genere, cambia molto le cose. Partendo dal fatto che un orfano affidato allo Stato e ai servizi sociali ha più tutele oggi che 50 o 70 anni fa. Gisèle è lasciata allo sbando, non ha un supporto e la sua esistenza sembra non interessare a nessuno, nessuno ne tutela i diritti come preservare i beni che le spettano di diritto.
Una nota di esagerazione sono gli adulti. Adulti che risultano amebe, incapaci o assassini maniaci perversi. 
Non per ultimo il passaggio psicoemotivo di Gisèle da bambina innocente ad adulta smaliziata che riesce a interpretare uno sguardo come lascivo e voglioso, attribuendogli tutto il pericolo, qualcosa che va oltre l'intuito ma che ne comprende tutti gli aspetti. Tutto ciò avviene in pochissimo tempo ed alquanto destabilizzante.

Il mutismo della ragazzina è superato grazie all'uso di un blocknotes su cui scrive i suoi pensieri o veri e propri dialoghi e lo fa in maniera fluida con frasi di senso compiuto, giusto la calligrafia pare dimostrare un problema di istruzione. Non avete mai visto come scrivo io... 

Ok, l'autore si è concentrato sulle esperienze di Gisèle ma avendo integrato una componente thriller, e per di più molto forte, a mio avviso, doveva gestirla meglio. 
Mi sono data una spiegazione: La ragazzina, forse perché troppo giovane forse per via del suo rifiuto a parlare, è tenuta all'oscuro di tutti i retroscena investigativi ma non è così. Le forze dell'ordine brancolano nel buio e a nessuno viene in mente di coinvolgerla anche solo per capire se può essere utile. Le soluzioni arrivano proprio da chi non ha il compito di dipanare la matassa.

La scrittura di Secci è della vecchia scuola con uso di D eufoniche che viene integrata da una sfumatura retrò che tutto sommato ne giustifica l'uso. La lettura risulta veloce e coinvolgente, se non siete puntigliosi come me. Segnalo la presenza di qualche refuso sfuggito alla revisione e alcuni problemi di conversione, almeno nel file letto da me. 

Come sempre vi dico di non fermarvi alle mie impressioni ma crearne di vostre e se vi va ditemi cosa ne pensate voi.

Un racconto che consiglio di leggere perché è un invito a non arrendersi nonostante le difficoltà,

Il sole è alto e punta forte sulla mia pelle cadaverica, questa volta lo lascio fare senza ripararmi il viso o spostarmi all’ombra, perché nella mia nuova pagina di vita qualche raggio di sole lo voglio incontrare.

Buona lettura!



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