BLOG TOUR - ESTRATTI E TEASER - "La neve che accarezza le camelie" di Lisa Arsani

Buongiorno a tutti! Oggi ospitiamo la terza tappa del Blog Tour per "La neve che accarezza le camelie" di Lisa Arsani, edito dalla Les Flaneurs. La nostra tappa sarà dedicata a Teaser ed estratti.

Titolo: La neve che accarezza le camelie
Autore: Lisa Arsani
Editore: Les Flâneurs Edizioni
Collana: Le Marais
Genere: M/M Contemporaneo
Prezzo ebook: 2,99 €
Data di pubblicazione: 23 gennaio 2018

Aimeric è un sensibile e talentuoso liceale. Bersaglio dei bulli, salta spesso la scuola e si rifugia in uno splendido orto botanico dove trascorre il tempo coltivando la sua grande passione: il disegno.
In quel cuore verde lavora come custode e giardiniere Aliseo, schietto e pragmatico laureato in fisioterapia, appassionato di sport estremi. 
Un ritratto rubato, un'insolita neve primaverile e un accento francese li faranno incontrare, segnando l'inizio di un amore che sboccerà spotaneo, metterà radici profonde e sfiorerà il cielo. L'amore può mozzarti il fiato come un tuffo da un precipizio. Sorprenderti come neve d'aprile. 
Essere delicato come un fiore e arduo come una scalata.
Dolce come una poesia e colorato come una risata. 
L'amore è il ritratto di Aliseo e Aimeric.



Di seguito i Blog che partecipano e i link:


Martedì 23 gennaio - I personaggi - Esmeralda Viaggi e Libri
Mercoledì 24 gennaio - 5 motivi per leggerlo - L'inchiostro dei sogni 
Giovedì 25 gennaio - teaser ed estratti - Opinioni Librose
Venerdì 26 gennaio - booktrailer - Feel the Rainbow Love 
Lunedì 29 gennaio - playlist - M/M e dintorni
Martedì 30 gennaio - intervista all'autrice - Tre gatte tra i libri
Mercoledì 31 gennaio - intervista ai personaggi - Amiamo i nostri libri 
Giovedì 1 febbraio - ambientazioni - Devilishly Stylish
Venerdì 2 febbraio - fiori e arte - Short but Sweet



      «Sta nevicando!», spiego, le pupille al cielo. Stendo le mani e tiro fuori la lingua per intercettare i minuscoli fiocchi che iniziano a volteggiare nell'aria.
Il gigantesco ippocastano alla nostra destra comincia ad agitarsi, investito dalle folate di vento che ha ripreso a soffiare.
«È meglio se andiamo. Io a lavorare e tu a lezione», suggerisce Ali, la voce stranamente rauca.
Io scuoto la testa, rapito. «Resto ancora un po'. Voglio disegnare la neve che accarezza le camelie...».
«Tutto pur di saltare la scuola, eh?», scherza lui dopo alcuni secondi di silenzio.


      Allacciamo gli sguardi solo per pochi istanti, il silenzio vivo tra noi, e poi Ali si gira e prende la sua strada.
I miei occhi tornano al rosa acceso delle camelie e all'inconsueta neve primaverile che, lenta, lo cristallizza.
Soffici ritagli di un inverno ritardatario si posano lievi sulla carne verde e palpitante della natura, mentre dentro qualcosa di altrettanto delicato mi solletica il cuore.


     Alzo di scatto la mano per salutarlo, ma subito la intrappolo in tasca perché mi accorgo che trema.
Èm si toglie le cuffie e le abbassa sul collo, dirigendosi verso di me, lo sguardo altalenante tra la mia faccia e il selciato.
«Salut», dico accennando un sorriso.
«Ciao», mormora Èm. Sembra ancora non credere ai suoi occhi.
«Ça va?», gli chiedo. Sono agitato e l'italiano sembra non volersi accompagnare al mio stato d'animo.
«Ça va... Et toi?».


      Èm, imbarazzato, sale con delicatezza  a cavalcioni della mia Honda. Sento il suo corpo sfiorare il mio e subito ritrarsi. Giro la chiave e prima di partire gli prendo una mano e me la porto alla vita. «Tieniti stretto», gli ordino a voce alta, sopra il rombo del motore. Qualche attimo e lui mi circonda anche con l'altro braccio, aderendo a me, la testa protetta appoggiata sulla mia spalla.
Chiudo gli occhi un istante, liberando un respiro, totalmente immerso nel momento.


«Ma quanti anni hai detto che hai?»,  mi fa lui scrutandomi, impressionato.
Rido appena. «Non l'ho detto. Diciotto a luglio...», ammetto temendo la sua reazione. Ali, infatti, soffia fuori la sua sorpresa. «Ma non sei in quinta?», chiede tirandosi su e liberandosi con una carezza dell'acqua tra i capelli.
Mi lascio distrarre un istante dai suoi bei riccioli che ricadono molli e splendenti sul suo viso e sul collo. «Ho iniziato la scuola a cinque anni, per questo ora faccio la maturità. Ti dispiace se nuoto un po'?».
«A quest'ora i bambini dovrebbero fare il pisolino».
Gli faccio una linguaccia e, muovendo veloce il braccio, lo schizzo con l'acqua. «Ai bambini piace giocare!».


«C'è posto per due». Mi sposto appena  battendo le dita sullo spazio vuoto.
Le labbra di Èm tracciano un dolce percorso dall'indecisione alla contentezza. Si sdraia adagio sulla pancia accanto a me.
Pelle tiepida, liscia e madida. Il braccio di Èm scivola lungo il mio. E poi seguono il fianco e la gamba contro di me. Inalo a fondo il profumo del mare sul suo corpo. Immergo il viso nell'incavo del mio gomito.
Percepisco solo il mio respiro e quello trattenuto di Èm, mescolati all'infrangersi ipnotico delle onde sulla riva e allo stridio dei gabbiani.


Èm volta il viso dal mio lato. I suoi occhi sono mesti ma il sorriso appena accennato scopre lo spazio birichino tra i denti. Pare allo stesso tempo un ragazzino e un vecchio saggio, entrambi soli, uno per destino e l'altro per scelta. Mi viene voglia di abbracciarlo e consolarlo, ma non oso toccarlo. Lo sfioro solo con la voce.


La prendo con delicatezza  dalla sua mano, non lasciandomi sfuggire l'occasione di sfiorargli le dita. L'addento, lambendo con le labbra il segno che ha lasciato la sua bocca. La dolcezza della mela mi invade il palato e la fantasia di quel bacio mediato mi caramella il cervello. Ingollo il boccone incriminato e inizio a tirare e rilasciare uno dei miei riccioli. Più volte, come un campanaro un po' troppo zelante.


Ali mi ascolta e non sgancia lo sguardo dal mio viso. Sembra così esperto, maturo. Ed è così bello... Avverto il bisogno di rendermi più interessante ai suoi occhi e allora ridisegno la realtà della mia solitudine e coloro la mia inesperienza.


Io resto indietro di qualche passo e cammino lento , alla ricerca delle parole giuste per invitarlo. Che, però, rimangono incagliate tra i miei dubbi e i timori, scogli insormontabili nella corrente tumultuosa dei miei pensieri.


Io chiudo gli occhi. Il filo su cui mi mantengo in equilibrio da un anno a questa parte adesso è alla mercé di un liceale che ha cominciato a giocarci, facendolo dondolare pericolosamente. Sono sicuro che se decidessi di buttarmi il volo sarebbe dolce, ma il passato ha distrutto la mia rete di sicurezza e temo lo schianto.




Infilo il viso tra i grappoli fragranti del glicine e lo strofino sui fiori freschi e carnosi, che mi donano sollievo.
La pelle di Èm deve essere proprio così. Tenera, delicata, profumata.


Ho paura che il mio petto sia troppo angusto per contenere il mio cuore forsennato. Avanzo verso Ali, goffo, , consapevole dei suoi occhi che non mi mollano un attimo. Mi fermo a pochi passi da lui.
Ci fissiamo senza aprire bocca, imbarazzati.
Tra noi passano messaggi silenziosi di desiderio e tenerezza che solo i cuori possono tradurre.


Ali si irrigidisce solo per un secondo. Poi, con un gesto repentino, intreccia le dita alle mie e mi attira a sé.
Ma sono io a baciarlo per primo.
Più un'intenzione che un tocco vero e proprio. La mano leggera della timidezza che mi tiene chiusi gli occhi.
Sollevo le palpebre, come un dormiente dopo un lungo sonno e fisso Ali in cerca di conferme. In realtà il mio sguardo si puntella ai suoi occhi, una roccia ignea e lucente. Mi sembra di non riuscire a rimanere in piedi, le ginocchia frolle sotto il peso dell'emozione.
L'espressione di Ali soffusa d'abbandono allontana ogni timore e richiama la mia bocca. La poso sulla sua con estrema lentezza. Le labbra di lui si schiudono, petali sottili e freschi, svelando il luogo segreto che proteggono. Dolce, umido, tenero.


Ce l'ho con me stesso. Durante questi due lunghi giorni passati lontano non sono riuscito a concentrarmi sulle arrampicate.
È bastato qualche incontro. Poche ore. Un bacio...
La tenerezza e l'intensità di quel bacio mi hanno colpito come un pugno allo stomaco, più che come una carezza. Il mio corpo ne reclama un altro e poi ancora, ma la ragione mi spinge a tirarmi indietro. Ho già perso la bussola. Non posso permettermi di perdere anche la testa, soprattutto con un ragazzo dolce e indifeso come Èm.
Devo rallentare.


Poi Èm mi vede e tutto il suo corpo si ferma su di me. E il suo viso si dipinge di felicità.
Io mi sento sollevare da terra e sorrido come un idiota. Tutti i miei propositi di buon senso annegano nella luce che ci illumina entrambi.


«Aimeric, non guardarmi così», lo imploro quasi. «Sto già facendo del mio meglio per non saltarti addosso...».
«È quello che voglio», sussurra alzandosi. Deve aver notato il lampo di panico sulla mia faccia perché aggiunge, insieme preoccupato e stupito:«Hai paura?».
Affondo gli occhi nei suoi. «Di perdermi...». Le parole mi scivolano di bocca ancor prima di averle pensate.
Èm mi prende la mano e se la porta al viso, strofinandolo contro il palmo. «Non succederà. Ti starò sempre vicino», mormora. Poi mi sorprende con un sorriso sbarazzino, mentre un dolcetto prende la strada per il suo palato. «Fosse per me ti entrerei dentro...».


Fermo il lavorio delle guance e della lingua. Mi sollevo e insinuo le mani sotto la sua maglietta.  Indugio sulla sua pancia piatta, sul profilo delle costole e la pelle liscia del petto.
Èm alza le braccia sopra la testa e io gli sfilo la t-shirt. Mi inginocchio e gli tolgo scarpe e calzini. Anche i suoi pantaloni e i boxer subiscono lo stesso destino. Senza fretta.
La stanza nuota in un chiarore morbido. Coriandoli di luce si sparpagliano sulla pelle chiara di Èm, sulle punte dei capelli e nei suoi occhi.
Mi spoglio piano, senza smettere di guardarlo. Vorrei dirgli quanto è bello, ma il desiderio mi paralizza la lingua.
È lui, inesperto com'è, a fare la mossa giusta. Mi posa una mano sul petto, all'altezza del cuore. «Batte forte», mormora trapassandomi cogli occhi. Prende la mia e la poggia su di sé. «Ma mai quanto il mio...».


     Ci siamo solo noi due. Due naufraghi in un mare di piacere che si accavalla, aggrappati l'uno all'altro.
Vedo le mie braccia che mi sostengono e il mio cazzo che entra ed esce da Ali senza sosta. Lento e poi rapido. Dolce e violento.
Ali è sotto di me. Le palpebre socchiuse e la bocca aperta. A ogni colpo i suoi riccioli neri  tremolano sul cuscino.
I nostri gemiti si mescolano e mi risuonano dentro mentre mi pianto in lui, sempre più a fondo.
E poi l'onda ci travolge portandoci lontano, ma senza mai separarci.
La carne aperta di Ali gode. E io godo con lui. Dentro di lui.
Scivolando, tra le grida, nella liberazione.


Lo circondo con le braccia e sfrego lento  il viso nell'incavo del suo collo. La pelle di Ali è morbida e calda e profuma di sapone.
Un ricordo vivido mi attraversa la mente. La nonna che stende i panni sui fili nello spiazzo dietro casa e io, bambino, che mi getto e avvoltolo tra le lenzuola, insieme calde di sole e fresche di bucato. Un bozzolo profumato e accogliente separato dal mondo.


Sento Ali ovunque. In me, dove fa male e bene insieme, e fuori, sulla pelle. Mi annuso le dita. Che lo hanno toccato dappertutto. Sono state nella sua bocca, sul suo cazzo, dentro il suo corpo.  Ho di nuovo voglia di lui, della sua carne, della voce e delle sue parole che mi scivolano nel profondo. Della dolcezza, del calore, dell'estasi che leniscono dolore, paura e solitudine.


     Le giornate cominciano bene se la prima cosa che vedo al mattino è il viso morbido di Èm appoggiato al guanciale. Basta una carezza per svegliarlo e, ancora prima che apra gli occhi, spunta sempre un sorriso, la dolcezza e la felicità che si infilano in quell'adorabile spazio fra gli incisivi. Tra i capelli sembra sempre che gli sia esplosa una bomba e il sonno gli rimane appiccicato alle guance anche a colazione.
È un vero tesoro.


La sua bocca è tutta dolcezza. Le labbra, la lingua, l'interno delle guance. Una dolcezza che si propaga alle sue mani attorno al mio viso e alla nuca. Invece di ammorbidire il mio desiderio lo innesca e alimenta.  

La mia mente lascia libero corso ai pensieri e la bocca alle parole, mescolando logico e irrazionale, francese e italiano. Le mie mani mollano la presa dalle sue spalle, penzolando inerti al fondo delle braccia, e la testa scivola all'indietro, in una resa completa a Èm.
La realtà si trasforma in un dirupo di carne morbida. E noi ci sprofondiamo insieme. Godendo, mentre nella stanza tuonano gemiti.


Torno a sdraiarmi e rimango a fissare il soffitto. Ora che sono solo il letto mi sembra di nuovo troppo grande. Sospiro e mi schiaccio il cuscino di Èm sulla faccia.
Sapone e tenerezza. Un sogno prima di addormentarsi.


I nostri baci sono come tuoni lontani appena udibili che però già riempiono l'aria di elettricità. In un lampo si trasformano in una tempesta di desiderio che infuria nella mente e nel corpo.
Come gocce di pioggia le dita scivolano sotto i vestiti e le lingue bagnano la pelle.
Aliti di vento e piegarsi di fronde. Sussurri e cedere di carne.


Corriamo a perdifiato lungo sottili sentieri illuminati solo dall'incanto della luna che va e viene dietro le punte degli alberi smangiucchiate dal buio.
Non ho paura, anzi sono molto eccitato. Le dita di Ali che fino a poco fa mi stavano conducendo attraverso i chiaroscuri del desiderio ora mi guidano senza esitazioni nella tenebra, che a tratti libera il verde delle foglie e dell'erba, il bruno caldo della terra e il bianco iridescente dei ciottoli sotto i nostri passi.
Il respiro veloce di Ali e il suo profumo mischiato al sudore mi gonfiano le mutande e mi fanno venir voglia di interrompere la fuga e scoparlo contro gli alberi e sul prato. Sotto gli occhi innumerevoli e indifferenti che scintillano sul volto antico della notte.


Io affondo gioioso il viso nei suoi capelli e lo abbraccio stretto, riempiendomi del suo odore caldo e rassicurante.
Non sarebbe male se il tempo decidesse di prendersi una pausa proprio in questo momento.


Il volto di Èm entra in competizione con l'ombra nella stanza.
Come un sasso contro una finestra che si apre su un bellissimo panorama, così l'incertezza nella mia voce ha mandato in frantumi la sua speranza.


«Ho freddo», mormora Èm raggomitolandosi su se stesso.
Comprendo subito  qual è l'unica cosa da fare. In fondo, la ragione per cui sono venuto fin qui. Prendo Èm tra le braccia e lo cullo con tenerezza . Lui ci si fa piccolo dentro.
«È colpa della stanchezza e dell'agitazione. Aimeric, non preoccuparti, non sei solo. Abbracciami forte», lo conforto carezzandogli la zazzera castana.
Èm mi circonda premendo le dita sulla mia schiena e appoggia il viso rigato di lacrime sulla mia spalla. «Ho tanta paura».
Muovo le labbra sulla sua fronte e le poso sulla sua tempia delicata. La bacio piano. «Allora tieniti ancora più stretto».


Nel vapore profumato che piano piano annebbia la stanza, Ali è bello. Semplicemente. Riccioli  perlati, gote vermiglie e sorriso candido.  

«Ti ricordi che mi hai detto che quando sei con me tutto ti sembra così bello da avere l'impressione di essere dentro uno dei tuoi disegni?».
Io faccio di sì con la testa, più tranquillo, e Ali prosegue tornando a sdraiarsi accanto a me:« Non è merito mio, ma tuo. Quando siamo insieme tutto è così bello perché io non vedo più la realtà con i miei occhi, ma attraverso i tuoi...».

In questo istante ci siamo solo noi due. Niente fantasmi del passato, né incognite del futuro.
Noi due e il presente. Un disegno perfetto.

Come il vento, le tue dita mi porteranno a grandi altezze.
La tua voce, come le stelle, mi guiderà lungo sentieri sconosciuti.
Il tuo sorriso rischiarerà le mie giornate,
come l'ansa pacifica del fiume diamantata dal mattino.
Il tuo corpo sarà per me un rifugio, odoroso d'erba e caldo di sole.
Attraverso i tuoi occhi conoscerò un mondo nuovo.

Amare è un po' come camminare mano nella mano sotto la pioggia. Si può scegliere insieme di non aprire l'ombrello e godersi il momento, ma anche se è uno solo a deciderlo ci si bagnerà entrambi.


Buona lettura!




Commenti

  1. Buongiorno a tutti!!! Grazie mille Opinioni librose per la disponibilità ad ospitare la terza tappa del mio blog tour e per l'ampio e bellissimo spazio che avete concesso al mio La neve che accarezza le camelie! Grazie!!!

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  2. Buonasera, Lisa, è stato un piacere. In bocca al lupo.
    Presto la recensione.

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