RECENSIONE - "La formula dell'amore" di Deborah Lo Presti

Titolo: La formula dell’amore
Autrice: Deborah Lo Presti
Editore: Publisher s14482
Genere: Rosa
Prezzo cartaceo: 11,99 euro
Prezzo ebook: 0,99 euro
Data pubblicazione: 6 giugno 2017
Pagine: 174


Camilla, ventidue anni, matricola, dopo due anni di università non vuole più studiare.
Messa alle strette dal padre, inizia a lavorare come commessa. Affitta le due camere vuote del suo appartamento. La prima coinquilina è Elisabetta, donna in carriera di ventotto anni, il secondo coinquilino è Luis, ventiquattro anni, studente di matematica.
Il tipico nerd, un ragazzo un po' bizzarro e fuori dal comune. Camilla lo snobba, nonostante lui faccia il possibile per farsi notare da lei. La convivenza porterà tanti cambiamenti nella vita di tutti: amicizia, liti, incomprensioni, formule matematiche e problemi di cuore, saranno all'ordine del giorno.


Bentrovati, lettori!
Oggi vi parlo di una storia semplice, di quelle da leggere a cuor leggero, magari tra una lettura impegnativa e un’altra.
Protagonista è Camilla, una giovane studentessa stufa dell’università e indecisa sul proprio futuro. Sua è la voce narrante che ci accompagna fino alla fine, tra un susseguirsi di alti e bassi. Figlia di genitori separati, vive con conflittualità sia il rapporto con sua madre, interessata più ai soldi e ai nuovi compagni che a lei, sia quello con suo padre, presente solo saltuariamente e con cui non ha un gran dialogo.
Camilla, dal canto suo, è alquanto indolente. Non ha interessi, a dirla tutta, né si preoccupa mai di molto altro, e si fa una certa fatica a trovarla interessante. È piuttosto scialba, con poco carattere, a tratti infantile ma, non appena trova lavoro grazie al padre, dimostra di poter riuscire in ciò che fa, e anche bene. Con il trascorrere del tempo, però, e già con l’arrivo di Elisabetta, la prima coinquilina, si intuisce quanto Camilla si senta sola e trascurata. Appare una prima crepa nella facciata che si è costruita attorno.
Con Luis, invece, il secondo inquilino, instaura un rapporto più complicato. Questo ragazzo, in effetti, è un enigma. Ci prova con lei da subito, di continuo, e non si capisce cos’abbiano entrambi di tanto irresistibile. Luis è sì uno studente di matematica, ma non ostenta mai la sua intelligenza e, più che nerd, appare semplicemente uno “strano”. Nonostante sia carino, si camuffa sotto abiti un po’ fuori moda e Camilla stessa lo trova grezzo. In effetti, non c’è una volta in cui gli faccia un mezzo complimento, anzi: per la quasi totalità della storia, Camilla si rifiuta di considerarlo più di un amico.
Il fatto, però, è proprio questo: questa ragazza tiene ogni tipo di sentimento imbottigliato dentro di sé, tant’è che poi, quando si apre uno spiraglio, quei sentimenti le scoppiano in faccia. Un po’ buffa lo è, a volte fa sorridere per la sua ingenuità, per le sue reazioni davvero naturali e realistiche, per esempio quando ha attacchi di gelosia non provocata nei confronti di Marta, sua superiore e figlia quasi adottiva del padre.
Allo stesso modo, il rapporto tra lei e Luis si evolve pian piano e si complica quando, a causa di eventi imprevisti, la vita di Camilla viene sconvolta. Il finale, però, non lascia delusi ma, al contrario, è un concentrato di emozioni, com’è giusto che accada in un buon romanzo rosa.
Sarò onesta, la storia ha diversi momenti di calma piatta. Si riprende a pochi capitoli dal finale, dove si corre verso una chiusura ben tratteggiata e che mi ha lasciata soddisfatta.
Riguardo i personaggi, faticano a piacere. Si sa poco di loro, solo l’essenziale, e tutto ruota attorno a Camilla che, come dicevo poc’anzi, non ha grande carisma. Ci vuole un po’ per capire cosa le ronzi in testa e perché.
Il più grande difetto di questo libro è però uno solo: lo stile. È talmente semplice da apparire elementare. Non che questa sia una colpa, chiariamoci. Semplice non vuol dire brutto. Purtroppo, però, riproduce alla lettera il parlato dei personaggi, con espressioni colloquiali, sterilità nei dialoghi (“ciao, sono Camilla”; “Ciao, sono Filippo) e un uso scorretto e arbitrario della punteggiatura. Infatti, a volte ci sono la bellezza di cinque punti interrogativi, subito dopo due, poi quattro, ma mai il numero giusto. Ci sono sviste, un erroraccio grave (“Se non lo ammazzerebbe lei, lo farei io”) e espressioni totalmente errate (“Se ne va ammiccando il sedere”, “Sabrina è la capa negozio”). Un editing degno di questo nome avrebbe reso giustizia alla dolcezza di questa storia, costruita in modo realistico (pregio non di poco conto) ma priva di quello slancio letterario che la renderebbe memorabile.
Resta comunque una storia tenera, che si comprende capitolo dopo capitolo, man mano che si assiste alla crescita personale di una giovane donna, piccolo anatroccolo, che la vita, l’amore e la sofferenza aiutano a trasformare in un cigno responsabile e felice.


Buona lettura!


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