RECENSIONE - "Io sono l’usignolo" di Emanuela Navone


Titolo: Io sono l’usignolo
Autore: Emanuela Navone
Genere: Thriller
Editore: Policromia (PubMe)
Prezzo ebook: 2,99 euro 
Prezzo cartaceo: 17,00 euro
Data di uscita: gennaio 2019
Pagine: 256

ORDER


Chi è Florian Chevalier e perché ha bruciato la casa del sindaco di Val Salice? Questo si domanda il giornalista Rubino Traverso, intenzionato a scoprirne di più e sorpreso che nessuno voglia raccontare nulla. Quando, proseguendo le ricerche, inizia a ricevere disegni bizzarri e strani messaggi intimidatori, capisce la verità non deve venire a galla. Che cosa nascondono gli abitanti di Val Salice? In un agosto spazzato dal vento, Rubino scoprirà a poco a poco che perfino un piccolo paese sperduto fra i monti liguri ha i suoi scheletri nell’armadio. E dovrà a tutti i costi scoprire quali. Cosa sei disposto a perdere pur di conoscere la verità?

Buongiorno lettori, oggi vi parlo del romanzo thriller di Emanuela Navone, dal titolo Io sono l’usignolo. 
La vicenda narrata da Emanuela vede protagonista Rubino Traverso, un giornalista a rischio di licenziamento, che si trasferisce con la sua famiglia a Val Salice, un piccolo paese dell’entroterra ligure. 

«Ci farà bene cambiare aria» aveva detto. Mia moglie aveva bisogno di staccare dal disordine e dal rumore della città, dopo quello che era successo all’atelier dove lavorava come segretaria. Dopo che quel porco del suo capo le aveva messo le mani addosso. E io... be’, se entro qualche settimana non avessi trovato un articolo interessante per la rubrica che curavo a “Inchiostro e Carta”, avrei potuto dimenticarmi la mia carriera di giornalista.

Ed è proprio a Val Salice che trova lo spunto per scrivere un articolo che potrebbe salvare il suo posto di lavoro. Ma quando inizia a indagare sull’incendio che ha distrutto la casa del sindaco, avvenuto anni prima, le cose si complicano e Rubino si troverà coinvolto in un intreccio e in una spirale di violenza che non sarà in grado di gestire.
Il protagonista che ha creato Emanuela è un personaggio che difficilmente potrà risultare simpatico. Rubino è un uomo in crisi con la moglie, una donna amareggiata che cerca comprensione e appoggio, ma lui non è in grado di starle vicino ed è talmente preso dal suo articolo che ben presto ne diventa ossessionato. 
Rubino è un uomo meschino, che inizia a indagare su una vicenda più grande di lui, e che metterà a rischio la sua vita e quella della sua famiglia. 

Non sapevo ancora di essere dentro la gabbia dell’usignolo, pensavo di girarvi intorno alla ricerca della piccola entrata. Ero Alice mentre tentava di passare attraverso la porticina. 
Avrei passato mesi e mesi cercando risposte che nessuno voleva darmi. Ero pronto, ero pronto a tutto. 
In realtà la porta si era chiusa dietro di me già da parecchio, e non potevo uscire.
 L’usignolo mi aveva rinchiuso nella sua gabbia. 

La storia è narrata dal suo punto di vista, ed è un protagonista che evolve durante la vicenda ma, anche se devo fare i complimenti all’autrice per aver creato un personaggio “completo”, Rubino non è un protagonista con cui si riesce a instaurare un rapporto di empatia. Non sono riuscita ad affezionarmi a lui e non mi è entrato nel cuore. Purtroppo, se non si riesce a costruire una relazione con il protagonista, è difficile lasciarsi coinvolgere dalla sua vita e dagli eventi (seppur drammatici) che gli accadono durante la storia.
La prima parte del romanzo l’ho trovata lenta, Rubino ha una vita noiosa, e fra i personaggi che ruotano intorno a lui, purtroppo, non ce n’è uno con cui ho potuto “legare”. La moglie è sgradevole, e Rachele, una donna che ha un ruolo molto importante nella vita di Rubino, è sottotono. 
Secondo me, Rachele è un personaggio che poteva essere sviluppato in modo diverso, per dare modo al lettore, usando il suo punto di vista, di avere una visione più ampia della storia, e per affezionarsi a una co-protagonista che sicuramente avrebbe trasmesso emozioni diverse da quelle che trasmette Rubino. In questo modo, si poteva essere più coinvolti emotivamente. 
La trama, invece, è interessante, l’intreccio è ben costruito e, dalla metà del romanzo, inizia a esserci più azione.
Sicuramente c’è curiosità nel sapere come andrà a finire la storia, e c’è un colpo di scena finale che non ti aspetti. L’ambientazione è curata, e la mentalità delle persone che vivono in un paese è molto realistica. 
Il testo è scritto bene, anche se le parole che evocano i rumori, come nelle vignette dei fumetti, non mi sono piaciute. Non ho gradito molto i diversi ciaf ciaf, wshhhh, pof, clang etc che si trovano nel testo, non li avrei usati. Le onomatopee nei fumetti si usano per coinvolgere il lettore, ma in un romanzo, tranne in alcuni casi, le eviterei. 
Ovviamente è solo un parere personale, e consiglio di leggere la lettura di questa storia perché sono certa che vi incuriosirà e vorrete leggerla tutta d’un fiato, “prima che l’usignolo vi prenda”.

Buona lettura!



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