BLITZ RELEASE - "Adesso tutti sanno" di Giovanna Roma


Titolo: Adesso tutti sanno
Autrice: Giovanna Roma
Editore: Self-pubblishing
Genere: dark romance
Data pubblicazione: 07 ottobre 2019
Grafico: sp designs
Formato: digitale e cartaceo


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La prima volta che lo percepii, fu nel salotto di casa nostra.
Ed ebbi terrore
Di chi fosse,
Di cosa pretendesse da noi
E in cosa mi avrebbe sfigurata.
Aveva imparato una lezione che voleva condividere. Una lezione che non si dovrebbe insegnare a un bambino, perché la felicità non segue sempre la tragedia, né la speranza il dolore.
Niente cambierà la sua natura impassibile, quel temperamento deciso e la fedeltà verso una promessa.
Eravamo gli opposti, eppure nei suoi occhi intravedevo dei frammenti di me. Vorrei aver conosciuto la nostra storia bene quanto oggi.
Avrei saputo ribellarmi alle regole prescritte? E se fossi stata capace, quale prezzo sarei stata disposta a pagare?
Non c’è tempo per riflettere.
Ecco, senti i passi dietro di noi? È lui che sta arrivando.
Sono nata e cresciuta in Italia e viaggiato sin da bambina. I generi che leggo spaziano tra thriller, psicologia, erotico e dark romance. Anche quando un autore non mi convince, concedo sempre una seconda possibilità, leggendo un altro suo libro. Sono autrice dei romanzi "La mia vendetta con te, il suo sequel "Il Siberiano", lo storico "Il patto del marchese" e la serie dark "Deceptive Hunters".

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«Giuro che non te lo renderò facile», esplodo mentre Alan si avvia all’uscita. Sussulto all’occhiataccia che getta da sopra le spalle. Ho fallito nell’evitare di avere l’ultima parola. La voglia di stillare sangue dal suo ego ha vinto. Il vero problema è che non esistono insulti o minacce che trafiggano un petto vuoto. 
«Perché hai bisogno di proteggerti da me?» 
Si blocca sotto la porta, un piede dentro l’altro fuori. I suoi pugni si aprono e chiudono, la mascella si contrae. 
«Come, prego?» 
Scuoto le braccia per liberarmi dagli scagnozzi. «Non ti sembra esagerato? Sono sola, voi siete in quattro. Hai tanta paura (…)? Non ci fai una bella figura. Non sai gestire una donna?» 
Si precipita indietro, afferrandomi per la gola, costringendomi ad arretrare, gli uomini ad allontanarsi. Un colpo improvviso al sedere mi toglie l’equilibrio. Sono piegata in due sul tavolo. Fletto le gambe per non spezzarmi la schiena. Lui ne ricava uno spazio nel mezzo. 
I suoi bicipiti si gonfiano per trattenermi giù. Il legno è duro, però Alan lo è di più. Io sono il cuscinetto tra i due. Ho una mano avvinghiata al suo polso, l’altra si agita alla ricerca del famigerato coltello. Non voglio vedere il suo bulbo oculare penzolare, ma potrò sempre sgonfiargli i pettorali. Scovando solo cartacce e mancandomi l’aria, entrambe le mani scattano sul polso. 
«Psicanalizzami un’altra volta e te ne pentirai, Miss Freud.» Ha la voce roca. Il calore del suo corpo gronda attraverso il mio vestito. Un ciuffo di capelli gli divide la fronte, quello sguardo affilato impedisce ai miei neuroni di ruotare. Se lo pregassi di lasciarmi, saprebbe quanta paura nutro ed esulterebbe. 
Morirò prima di dargli piacere. 
«Non puoi uccidermi.» Lo ripeto a entrambi. (…) 
«Posso portarti a desiderare la morte più di ogni altra cosa» confida strofinandosi sullo stomaco, mentre il mio cervello diventa un disco rotto. Penso alle sue mani sotto la gonna, alla voce ordinarmi di dargli le mutandine. Il pollice mi pizzica il labbro inferiore e le sue pupille si dilatano. Sta rievocando con me. 
Ricordo anche il tagliacarte, la pistola e scatto sulla fondina. L’apro ed estraggo l’arma. La paura gliela punta alla gola. 
La sua lingua scorre sul labbro superiore, deconcentrandomi. Osserva divertito la reazione del mio corpo. I muscoli contratti, il tremito della mano. 
«Cosa aspetti?» 
Il coraggio di mietere. Io non sono un’assassina. Sì, ma qui dipende la mia vita (…). Se non premessi, chissà cosa diventerebbero i prossimi giorni. 
Non so se per sfidarmi, provocarmi o è semplicemente malato, Alan infila una mano sotto la gonna. Ci fissiamo negli occhi. Lui con le pupille dilatate, io con le pupille offuscate. Con i pollici disegna dei cerchi sulla coscia, si spinge sempre più su. Mi inarco per sfuggire, ma la testa urta subito contro la parete e non ho altro dove andare. 
«Possiamo trovare un accordo.» 
«Basta accordi con i Mitchel.» 
«Ma ho io la pistola!» 
«E ancora non l’hai usata.» Per quell’urlo parte un colpo.

Buona lettura!

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