RECENSIONE "Il ladro di Tatuaggi" di Alison Belsham

Titolo: Il ladro di tatuaggi
Autrice: Alison Belsham
Editore: Newton Compton Editore
Genere: Thriller
Formato:ebook/cartaceo
Prezzo: 1,99€ /8,40 €
Data pubblicazione: 26 settembre 2019
Pagine: 382

ORDER


La città di Brighton pullula di vicoli, segreti e sussurri. C’è un intero mondo sommerso che sfugge al controllo della polizia, governato dalle leggi della strada. Nel cuore dell’estate una giovane donna viene ritrovata in fin di vita e, dopo aver trascorso ventiquattro terribili ore di agonia in ospedale, muore in circostanze misteriose. Sul suo corpo è stato lasciato un marchio: un tatuaggio. Quando anche un’altra donna scompare, l’ispettore Francis Sullivan e la sua squadra temono che ci sia un serial killer per le strade della città. Un assassino collegato in modi ancora tutti da chiarire al mondo dei tatuaggi. Ma non appena la polizia identifica un sospetto, Alex Mullins, le cose per Francis si fanno tutt’altro che semplici. Alex, infatti, è il figlio della donna con cui ha un legame molto particolare: Marni, una tatuatrice. Riuscirà a non farsi coinvolgere dai suoi sentimenti per risolvere il caso e fermare l’assassino prima che altre donne muoiano?

Alison Belsham ha iniziato scrivendo sceneggiature, e nel 2001 è stata finalista nella BBC Drama Writer competition. Nel 2016 ha presentato Il tatuatore al Bloody Scotland Crime Writing, uno dei più prestigiosi eventi per il genere thriller, ed è stata giudicata vincitrice. Secondo The Bookseller è stato uno dei libri più interessanti tra quelli presentati a Francoforte 2017. Il ladro di tatuaggi è il secondo attesissimo caso dell’ispettore Sullivan.

Buongiorno lettori, oggi vi parlo dell’ultimo thriller di Alison Belsham, "Il ladro di tatuaggi", edito dalla Newton Compton, che vi terrà davvero con il fiato sospeso fino all’ultima pagina. 
Premetto che, pur ritrovando in esso i protagonisti del suo precedente e fortunatissimo romanzo Il tatuatore, quest’opera non fa parte di una serie. Al contempo, se qualcuno non avesse avuto modo di leggere il precedente, ci sono riferimenti che aiutano a comprendere certe dinamiche e i legami che si sono creati tra i personaggi già nella prima opera.

La copertina non fa capire nulla dei contenuti, anche se riprende un dettaglio che troviamo nella storia. Quando l’ho vista ho pensato ai tentacoli che arrivano ovunque, catturando prede. 

Il romanzo si apre con un prologo che subito fa alzare le antenne al lettore. Qualcuno deve fare i conti con il proprio passato e decide che sia giunta l’ora. Nessun altro riferimento e l’apertura a un’infinità di ipotesi.

I primi protagonisti che si incontrano sono Natasha (Tash) di diciassette anni e il suo fidanzato Alex di diciannove. È lei la prima vittima e le indagini dell’ispettore Sullivan iniziano subito da chi l’ha vista per l’ultima volta: Alex Mullins. A Francis Sullivan l’indagine appare subito complicata dal punto di vista personale: il ragazzo è il figlio di Marni, una donna per la quale tempo addietro ha provato qualcosa. Non ci sono prove contro il ragazzo, eppure qualcuno vorrebbe quasi dichiarare chiusa l’indagine dopo gli scarni e infondati accertamenti effettuati, e l’ispettore fatica a “proteggere” il giovane. Tash è morta per colpa di un tatuaggio che le è stato inciso da una mano che non appare esperta, ma basta essere figlio di due tatuatori, come è Alex, per stabilire che il colpevole sia lui? 

In una società di fondo ancora razzista, è anche più semplice decretare che a un nero sia più imputabile un omicidio rispetto a un bianco e poco importa se lui è nato da un nero e una bianca. Ben presto Sullivan si trova contro tante persone: i colleghi poliziotti che già vorrebbero chiudere il caso, Marni che lo reputa responsabile per la situazione che sta vivendo il figlio, la stampa che svela troppo delle indagini e che fa pensare a una talpa nella polizia. 
La vittima, però, non sarà soltanto Tash. Seguiranno altre ragazze, tutte della stessa età della giovane ed è indubbio che si abbia a che fare con un serial killer. Più difficile stabilire perché l’omicida abbia ucciso proprio loro. Scelte in base a qualcosa in comune oppure a caso?
Cosa vorrà dire il tatuaggio inciso sulla loro pelle? Sono strofe di un canto corale antico, ma c’è ben altro che non si nota... 

Tatuaggio, stigmate, segni: con una serie di intrecci, di ipotesi e di colpi di scena, la storia non consente di mollare le pagine, io vi sono rimasta incatenata e non solo. Ogni dettaglio lancia il lettore verso mille congetture.

Ogni capitolo, scritto al passato remoto e in terza persona, evidenzia chi ne è il protagonista. In tal modo il lettore comprende i diversi pensieri di tutti i personaggi della vicenda, il loro punto di vista, come si muovono nell’ambito delle indagini, entrando a volte anche nella loro vita privata. Un’ottima scelta, a mio avviso, per ampliare la visione. Ogni capitolo, ho scritto, salvo alcuni dove esiste un narratore che sembra osservare una ragazzina che sta crescendo, balzando indietro negli anni ’80 e ’90. Capitoli scritti al presente che per il loro contenuto mi hanno tenuto subito in tensione e che ritengo particolarmente forti. Anche questo cambiamento di stile aiuta il lettore a entrare maggiormente nel romanzo, sollecitando l’attenzione. Personalmente mi sono posta tante domande e ho divorato le pagine fino a rendermi conto che le mie ipotesi erano… sbagliate. Una bella sfida da ricominciare ogni volta daccapo, cancellando e riprendendo da zero.

Stesso modo di operare, più di una vittima: tutto conduce verso una direzione, ma anche verso il nulla e il lettore, così come provato sulla mia pelle, si ritrova a tifare per l’ispettore, a sperare, a incrociare le dita affinché non abbia preso un abbaglio in questo caso complicato.

Ho apprezzato l’inserimento, da parte dell’autrice, del lato umano di Francis Sullivan. Il romanzo, infatti, secondo me, va oltre la risoluzione del caso: c’è un uomo che deve fare i conti anche con la propria sfera privata. Quando, però, si è poliziotti, chiamati nelle ore più impensate del giorno e della notte, alle prese con omicidi di ragazzine, quella che più ci rimette è la vita al di fuori del lavoro: un aspetto molto reale di certe mansioni e che fa aumentare la stima verso chi si sacrifica per la società, per gli altri, per noi.

Altro elemento che ho molto amato è stato raccontare più storie in una, caratteristica che contribuisce a rendere avvincente tutto il romanzo. 
Non nego che alle ultime battute, quando è stato nominato il colpevole sono impietrita continuando a divorare le pagine nella speranza che quello che temevo non accadesse. È accaduto? Non è accaduto? Certo non vi racconterò ciò che ho pensato. Per alcuni dettagli rimasti appena in sospeso mi auguro di leggere un’altra storia legata all’ispettore Sullivan, ma al momento resta a voi scoprire ogni singolo tassello di questa inquietante e travolgente lettura che consiglio a chi ama restare sveglio fino a tardi per arrivare alla parola fine, a chi ama le letture che raccontano anche un pizzico di più rispetto alla semplice indagine, a chi ama trattenere il respiro inchiodato alle pagine. Un romanzo davvero riuscito e dall’editing ineccepibile. 

Buona lettura a tutti!
Lya




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