RECENSIONE "Il giorno del silenzio" di Rob Kellet

Titolo: Il gioco del silenzio
Autore: Rob Kellet
Editore: DeA Planeta
Genere: Thriller
Formato: ebook/cartaceo
Prezzo: 8,99 €/ 16,00 €
Data pubblicazione: 24 settembre 2019
Pagine: 336

ORDER




Cristina era una criminologa, forse la migliore, ma ha lasciato la professione per occuparsi a tempo pieno di suo figlio Leone, che soffre di un disturbo di iperattività. Ma questa è solo la versione ufficiale, che ha creato per ingannare persino se stessa. La verità è che l’ultimo caso della sua carriera l’ha letteralmente distrutta, costringendola a cambiare vita e a rifugiarsi in una routine scandita da rigorose abitudini. Poi, un giorno, il telefono squilla. Uno zio a lei molto caro si è suicidato, nel paese sul lago di Como dove è cresciuta e dal quale è fuggita molti anni prima. Troppi incubi, troppi fantasmi, per Cristina, in quelle acque scure e profonde. Tornare sul lago significa ritrovare suo padre, con il quale ha un rapporto tormentato, e soprattutto rimettere piede nella Villa degli Orologi, la spaventosa tenuta dalla quale i Radlach controllano non solo gli affari di tutta la zona, ma anche le vite di chi vi abita. La donna resiste con ogni forza alla tentazione di indagare sulla morte dello zio, perché intuisce che la verità si annida nel groviglio di segreti che lega la storia della sua famiglia a quella dei Radlach. Ma quando Leone troverà in soffitta un orologio da taschino con una misteriosa dedica, diventerà impossibile non aprire il cassetto doloroso dei ricordi. Tra antiche leggende, strane visioni e pericoli più che reali, Rob Keller costruisce un inarrestabile sistema di ingranaggi narrativi, nel quale le tenebre del lago impallidiscono di fronte a quelle ben più inquietanti dell’animo umano.



Rob Keller è nato a Laglio (Como) nel 1963. Fin da ragazzo ha lavorato come orologiaio in Svizzera e Austria. Da qualche anno vive da solo nella sua casa affacciata sulle ombre del lago, vicino al castello di Rezzonico.


Buongiorno lettori, ho letto per voi il thriller d’esordio di Rob Keller dal titolo Il gioco del silenzio, pubblicato da DeA Planeta.
La protagonista di questo romanzo è Cristina, una criminologa affermata che ha smesso di esercitare la sua professione perché, dopo aver risolto diversi casi importanti, la sua carriera ha avuto un declino. Ha preferito lasciare il lavoro e dedicarsi a tempo pieno a Leone, il figlio iperattivo.

Si era calata nei suoi nuovi panni con ardore e una certa prepotenza. Aveva creato una ferrea tabella di marcia in cui ogni giorno era programmato nel dettaglio dalle sette di mattina fino alle otto di sera. E guai a sgarrare.

Vive a Milano con il marito sceneggiatore che la sostiene nelle sue scelte, e nonostante lei sia una maniaca dell’organizzazione, ansiosa e abitudinaria, la sua vita è apparentemente serena.
Fino a quando non muore uno zio a lei caro ed è costretta a tornare nel suo paese di origine. Per Alessandro, il padre di Cristina, lo zio non si è suicidato e le chiede aiuto per cercare di capire che cosa è realmente accaduto.

Quando si trasferisce con la famiglia nella casa di Alessandro, in un paese sul lago di Como, l’ansia e i tormenti, che ha sempre cercato di tenere sotto controllo, si ripresentano. Il passato torna a galla, trascinandola in una stato di agitazione che la costringerà a fare chiarezza nei ricordi dolorosi che ha sempre cercato di dimenticare.
Ci sono molte cose che Cristina ha dimenticato, traumi dovuti alla morte della madre ed episodi spiacevoli della sua infanzia trascorsa nella Villa degli orologi insieme ai figli della famiglia Radlach.

Miriam era l’emblema dei suoi ricordi più paurosi. Quella vecchia pazza conosceva tutte le leggende del lago e molti anni prima aveva terrorizzato lei e tutti gli altri bambini del paese. Ma Cristina non le avrebbe permesso di fare lo stesso con il piccolo Leone. Lo strinse ancora più forte a sé e pensò che quella notte nessuno di loro avrebbe più chiuso occhio. Non dopo quell’osceno spettacolo, non dopo che Ghita aveva ricominciato a rosicchiare le sue fantasie.

I Radlach hanno sempre condizionato la vita della sua famiglia e di molte persone che vivono nel paese. È una famiglia molto ricca che ha affari in tutta la zona e tutti hanno paura di loro. Quando lei inizia a indagare sulla morte dello zio, si ritroverà in un groviglio di segreti che riguardano proprio la famiglia di Cristina e i Radlach. Mentre il tempo scandito dalle lancette degli orologi continua a scorrere, per Cristina il tempo si ferma e il presente si mescola al passato fino a un finale sorprendente.

La storia è suddivisa in quattro parti, è scritta in terza persona e l’autore alterna diversi punti di vista, inserendo flashback e ricordi del passato dei vari personaggi.
I protagonisti sono ben costruiti, a parte alcuni che li ho trovati un po’ meno credibili, come Peppe e a volte anche il padre di Cristina. Le sue azioni non hanno sempre un senso logico.
L’intreccio è avvincente, ci sono leggende del lago che creano mistero e suspense, ma ho avuto l’impressione che alcune parti del testo fossero slegate alla narrazione, inserite solo per dare informazioni al lettore.
Ci sono anche alcuni dialoghi fra il marito e Cristina sul loro vicino di casa (Cristina lo spia dalla finestra), che sembrano importanti, ma in realtà non lo sono. L’autore ha orientato il lettore su un argomento che è superfluo e non è utile alla storia, creando solo dubbi che poi non sono stati chiariti.

Ho trovato anche una superficialità dei protagonisti nel trattare i problemi di Cristina, soprattutto la reazione del marito in una scena precisa, che non svelo per non fare spoiler.
Sono anche un po’ rimasta delusa dalle indagini condotte dalla protagonista. Mi aspettavo che lei fosse più competente, poiché è una criminologa, mentre in realtà l’ho trovata ingenua. Il bambino si è dimostrato più sveglio di lei e mi è sembrato poco verosimile.
Nel complesso il romanzo non mi ha convinto del tutto, però è un buon esordio e lo consiglio a chi vuole leggere una storia dove non mancano intrecci e colpi di scena.

Buona lettura.


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