RECENSIONE "Le quattro donne di Istanbul" di Ayşe Kulin


Titolo: Le quattro donne di Istanbul
Autore: Ayşe Kulin
Genere: Narrativa
Editore: Newton Compton
Pagine: 352
Formato: ebook e cartaceo
Data Pubblicazione: 12 luglio
Prezzo: €5,99 /9,90
ORDER



Dopo l’ascesa al potere di Hitler, Gerhard Schliemann, la moglie Elsa e i loro due figli, Peter e Susy, abbandonano la Germania per sfuggire al e persecuzioni naziste. Si rifugiano dapprima a Zurigo e poi, quando Gerhard riceve un’offerta dal Dipartimento di Medicina del ’Università di Istanbul, in T urchia.
Mentre Susy e Gerhard sono affascinati dal a cultura turca e provano a integrarsi, Elsa e Peter sono invece fortemente ancorati al e origini tedesche. Nel a città musulmana le nuove usanze avranno
impatti fortissimi sul e loro vite, fino a ridisegnare i loro concetti di patria e appartenenza. In questa potente saga familiare, la Kulin racconta le sfide e le difficoltà di una vita in esilio, le ardue scelte di chi è costretto ad abbracciare un futuro incerto con una valigia piena di speranze. Un romanzo evocativo e commovente al tempo stesso, su un episodio poco noto, scritto con sapiente maestria dal ’autrice più influente del a letteratura turca.


È nata nel 1941, è una delle autrici più amate della Turchia, e i suoi libri hanno venduto in patria più di dieci milioni di copie. Nel 2011, l’edizione turca della rivista «Forbes» l’ha definita la scrittrice più influente in tutto il Paese. Oltre ad aver firmato diversi bestseller internazionali, ha lavorato come produttrice e autrice cinematografica e televisiva. L’ultimo treno per Istanbul è stato il suo primo libro pubblicato in Italia, con successo di pubblico e critica e ha vinto il Premio Roma. La Newton Compton ha pubblicato anche L’ultima famiglia di Istanbul e Le quattro donne di Istanbul


Cari librosi miei, 
Oggi facciamo un bel viaggetto nel paese della mezzaluna. Ho scelto di leggere questo libro attirata dal fatto che parlasse della Turchia e della tematica trattata. Ho una certa liaison con questo paese perciò ero curiosa di sapere come l'autrice ha appunto descritto un pezzo di storia triste e devastante di cui ci portiamo ancora oggi le ferite.
Mi riferisco al periodo nazista, della persecuzione degli ebrei in particolare ma non solo.

Quattro donne, quattro generazioni, quattro modi di affrontare le difficoltà della vita.
Nei libri di storia abbiamo letto dell'esodo degli ebrei per sfuggire al regime di Hitler ma non sapevamo che molti di loro si erano rifugiati in Turchia, per poi mettere radici.

I primi della famiglia arrivati in Turchia verso gli anni '30 sono Elsa con marito e figli.

"per la prima volta in vita sua, Gerhard sentì che le redini gli erano completamente sfuggite di mano. Non sapeva dove avrebbe trovato lavoro, come avrebbe vissuto o cosa gli riservava il futuro. Sapeva solo che l’esistenza semplice e ordinata che aveva condotto fino al giorno prima era finita per sempre. Risoluto a cominciare una nuova vita di cui non poteva prevedere il corso, si sentì come un bambino che faceva i primi passi: timido e ansioso, ma pieno di entusiasmo."

I figli crescono e bene o male si sentono in qualche modo turchi, ma i loro genitori faticano. Spesso hanno nostalgia di casa, una casa dalla quale sono stati costretti a scappare per sopravvivere. Hanno della Germania un ricordo doloroso ma non possono farne a meno. In Turchia nonostante si sono integrati abbastanza bene nella società non si sentono"a casa".

Un cittadino senza patria è questo il fardello dell'immigrato. Nel paese dove risiedi ti consideranno straniero, ma purtroppo lo stesso accadrà quando, un giorno, tornerai nel tuo paese d'origine.
La vita va avanti e Elsa e Gerhard diventano bisnonni. La Turchia cambia molto in questi anni. Da un paese molto ospitale passa a un paese quasi ostile nei confronti degli tedeschi.

«Sono sempre le minoranze a pagare quando ribollono i nazionalismi»

Purtroppo è così. All'inizio avevano trovato nel paese mezzaluna un rifugio ma ora sono costretti a scappare di nuovo.

Una cosa sulla quale la scrittrice si sofferma e precisa è l'associazione della nazionalità alla religione. Oramai quando si pensa ai Turchi si dà per scontato che siano tutti mussulmani. Oppure che tutti gli italiani siano cattolici o che gli ebrei siano Israeliani. Beh non è così.



















Nel romanzo sono presenti tanti nomi di illustri scienziati, dottori e professori scappati dalla Germania, persone che hanno dato un enorme contributo alla Turchia e hanno fatto la differenza. Capisco il motivo per cui la scrittrice ha deciso di nominarli e di renderli parte della storia: era un modo per ringraziarli, anche  se a mio avviso sono dispersivi.
Per me è stato divertente mentre leggevo di capire alcuni vocaboli turchi e ritrovarmi in alcuni usi e tradizioni. :-)
Consiglio la lettura a chi è affascinata dalla storia e dalla Turchia.


Commenti

Post popolari in questo blog

RECENSIONE - "Io sono mio fratello" di Giorgio Panariello

RECENSIONE - "A un millimetro di cuore" di Massimo Bisotti

RECENSIONE IN ANTEPRIMA - "Io non ti lascio solo" di Gianluca Antoni